Tassa salute frontalieri. Borghi :”Governo dice no al mio emendamento”

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Nulla da fare per l’abolizione della tassa sulla salute per i lavoratori frontalieri italiani in Svizzera. Nella notte (per la precisione alle ore 3.17), la commissione bilancio ha bocciato su richiesta del governo l’emendamento a firma Enrico Borghi e Raffaella Paita (rispettivamente capogruppo al Senato e coordinatore nazionale di Italia Viva) che proponeva di cancellare dal testo
della legge di bilancio i commi che introducono la nuova tassa sanitaria per i frontalieri.
Nel dibattito, il senatore ossolano è intervenuto spiegando i motivi che avrebbero dovuto consigliare di eliminare la tassa. “Al netto degli impegni politici assunti a suo tempo dalla destra – ha osservato il senatore Borghi – che ha preso i voti dicendo che non avrebbe mai messo le mani nelle tasche degli italiani, ci sono una serie di passaggi di iniquità della norma”.
Passaggi che Borghi ha spiegato alla commissione bilancio. Anzitutto, non si capisce perchè viene introdotta una tassa sanitaria solo per i frontalieri italiani in Svizzera, visto che la fattispecie del lavoro transfrontaliero vale anche per i cittadini italiani che lavorano nel Principato di Monaco, in Francia, in Austria, in Slovenia, nella Repubblica di San Marino e nella Città del Vaticano. In nessuna di queste fattispecie è stata introdotta questa tassazione. “Il governo ci spieghi – ha detto Borghi alla commissione – perchè vuole introdurre questa sorta di lettera scarlatta solo nei confronti dei lavoratori italiani che si recano in Svizzera”.
Di seguito, il parlamentare ossolano ha spiegato che il regime fiscale è stato normato da un accordo internazionale che è stato appena ratificato dal Parlamento, e diventato operativo nel giugno 2023, quindi appare incongruo e addirittura foriero di ricorsi modificare il quadro della tassazione a valle di un processo legislativo già definito ed oggetto proprio di un percorso di accordo internazionale. Da ultimo, Borghi ha ricordato che a supporto di questa tesi vi è una espressa previsione di una serie di organismi, tra il quale anche la Regione Veneto a guida leghista, che hanno più volte chiarito che i frontalieri italiani contribuiscono al sistema fiscale nazionale attraverso il meccanismo previsto dall’Accordo Italia-Svizzera e quindi non sono tenuti a versare ulteriori contributi per l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale al fine di beneficiare dell’assistenza nei modi e nei limiti previsti dalla normativa vigente. “Questo aspetto – ha osservato Borghi – lo avevamo già appurato e definito durante l’emergenza Covid, quando qualcuno aveva provato ad introdurre di soppiatto una preclusione dai servizi dei frontalieri per avvalorare l’idea della tassa sulla salute”.
Nonostante gli sforzi compiuti dal capogruppo di Italia Viva, al momento del voto la maggioranza ha bocciato l’emendamento, che ha raccolto i voti dell’opposizione. Al termine dei lavori, il senatore ossolano ha così commentato: “ci abbiamo provato fino all’ultimo, sostenendo le ragioni di migliaia di nostri lavoratori; ora i frontalieri sapranno chi ha lavorato per tassarli e chi si è battuto per eliminare la tassa”.

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