In aula il 10 gennaio la richiesta dei cacciatori di sospensiva dell’ampliamento del Parco Val Grande. Ornavasso presenta una memoria

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Il prossimo 10 gennaio si terrà al Tar di Torino l’udienza per discutere la richiesta di sospensiva del Decreto del Presidente della Repubblica per l’ampliamento del Parco Val Grande. Il provvedimento è stato infatti impugnato dal Comprensorio Alpino Vco1, che contesta così l’ampliamento dell’area in cui è vietata la caccia.
Il ricorso è quindi stato presentato contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Ambiente, la Regione Piemonte, e nei confronti del Parco Val Grande, dell’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, dei Comuni interessati, di Verbania, Vogogna, Ornavasso, Mergozzo e Cossogno.
Il Comune di Ornavasso ha depositato una memoria, con gli avvocati Eva Maschietto, Andrea Gallarini, Livio Girgenti e Laura Ciccon per chiedere di soprassedere sulla richiesta di sospensiva e sottolineando come la competenza sia in realtà del Tar del Lazio.
“Il ricorso è chiaramente infondato e pretestuoso – sostengono -, volto a tutelare nella sostanza il solo interesse patrimoniale di una ristretta e non legittimata cerchia di cacciatori a veder mantenuta la propria zona di caccia contro una approfondita valutazione dell’ente statale di riperimetrazione del Parco Nazionale della Val Grande, evidentemente assunta a tutela di valori di primaria rilevanza costituzionale come quelli ambientali e di tutela dei territori montani, declinata nella normativa sulla tutela delle aree protette”.
Trattandosi di un Parco Nazionale, inoltre, la competenza secondo il Comune di Ornavasso sarebbe del Tar Laziale.
Infondati sarebbero i motivi del ricorso contestati dal Comprensorio Alpino, che contesta, tra l’altro, “il contrasto tra le finalità del Parco e le nuove aree prescelte, in quanto antropizzate, mentre il Parco dovrebbe ricadere su aree in stato di natura selvaggia”. Secondo quanto rilevato dalla memoria, l’area protetta non significa wilderness, ovvero natura selvaggia e la legge contempli anche aree con intervento antropico nei confini di un Parco Naturale.
Il Comprensorio afferma che “la sottrazione di una parte del territorio al regime di caccia programmata nel corso della stagione venatoria determinerebbe un disequilibrio sia a livello ambientale sia di patrimonio faunistico”. Ma, si legge nella memoria, si tratta di un’affermazione priva di qualsiasi prova e astratta.

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