Stresa. G7 tratta su asset russi, accordo rinviato a vertice big

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La soluzione sull’uso degli asset russi a sostegno dell’Ucraina è ancora lontana. A Stresa i ministri delle finanze del G7 lavorano e trattano per avvicinarsi all’obiettivo. Ma le difficoltà sono così evidenti che le speranze per un accordo vengono già rinviate al vertice dei ‘big’ di metà giugno in Puglia. Già giovedì Giancarlo Giorgetti aveva parlato delle “riserve delle banche centrali” ed oggi ai tavoli di lavoro sarebbe emersa con evidenza la preoccupazione proprio di Christine Lagarde. Serve una soluzione certa, fondata su una base giuridica solida, inattaccabile a livello internazionale, per tutelare la credibilità dell’Europa e dell’euro. La due giorni di Stresa parte dunque in salita. Non bastano gli sprazzi di sole che accolgono ministri e governatori delle banche centrali per la foto di rito con lo sfondo del lago Maggiore e delle tre isole Borromee. Né l’ottimismo del ministro Giancarlo Giorgetti che accoglie gli ospiti nei luoghi che conosce meglio. Compreso il ministro delle Finanze ucraino Sergii Marchenko che, invitato dal G7, oggi parteciperà ad una sessione dedicata all’Ucraina. Marchenko non tornerà però a Kiev con notizie concrete, al momento la situazione appare in stallo. Alcune delegazioni sottolineano i progressi fatti in vista di un accordo, a partire dal presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe. Ma non tutti sono altrettanto diplomatici. Sul tavolo non c’è ancora nulla su cui lavorare, va dritto al punto il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner: “Non ci sono proposte, solo dichiarazioni pubbliche”. Nel mirino c’è il pressing Usa che non ha portato ancora a nulla di scritto, “conosciamo solo quello che è stato annunciato pubblicamente”. E infatti l’accordo non arriverà a Stresa. “E’ un progressivo avvicinamento”, ma ci sono “difficoltà tecniche e di regolazione”, sintetizza Giorgetti, che nel suo ruolo di mediatore auspica almeno “di porre qui le basi per una soluzione”. Per la quale però serve ancora tempo e “un bel po’ di lavoro”, conferma anche il commissario Ue agli affari economici, Paolo Gentiloni: “Ci sono ancora molti dettagli da chiarire e approfondire”, dice l’ex premier, che indica nel vertice politico di metà giugno in Puglia la “sede ideale” per arrivare ad una decisione. Il commissario parla di una vera e propria “scommessa”, quella di utilizzare gli extraprofitti degli asset come base per un prestito più consistente (si parla di una cifra tra i 20 e i 50 miliardi, contro i 2,5-3 che verranno elargiti quest’anno). Si cerca intanto una sintesi anche sulla risposta alla sovraccapacità della Cina: tutti sono d’accordo sulla necessità di un’azione comune ma non sull’intensità della risposta. L’Italia, padrone di casa del meeting, non esclude l’ipotesi di dazi europei. “Gli Stati Uniti hanno preso decisioni molto forti e probabilmente l’Europa dovrà fare altrettanto”, è la linea di Giorgetti. Ma l’importante è che il G7 trovi “una linea comune” e “che non ci si divida”. L’appello per un “fronte unito” del G7 sulla Cina è condiviso da tutti al vertice, dove si è notata la mossa in solitaria degli Usa. Il ministro francese Bruno Le Maire è pronto ad usare “tutti gli strumenti a disposizione”, ma avverte: “bisogna evitare una guerra commerciale”. E’ un conflitto che non può essere vinto, ha solo perdenti, gli fa eco il collega tedesco Lindner. La preoccupazione è che azioni eccessive o, peggio, in solitaria possano compromettere gli scambi con la Cina e quindi le esportazioni verso uno dei mercati più promettenti per le merci europee. I tre ministri si vedranno domattina in un trilaterale che darà il via ai lavori della giornata conclusiva. L’appuntamento, come previsto, è rimandato infine anche per la global minimum tax. Ci sono dettagli tecnici “non ancora condivisi”, spiega Gentiloni. In questo caso servirà attendere ancora più a lungo: “Penso che nuovi passi avanti si potranno fare al G20 Rio de Janeiro”, dice. Se ne riparla quindi a metà novembre.

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