Cave, il Consiglio regionale stralcia le pietre ornamentali

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Il Consiglio regionale ha stralciato le pietre ornamentali dal provvedimento che regolerà le attività estrattive in Piemonte. Per il centrosinistra, fermamente contrario, sì è trattato di un escamotage di stampo elettorale per non sottoporre a vincoli l’estrazione di pietre ornamentali e marmi. Per la maggioranza di centrodestra è invece il modo per disciplinare le attività estrattive cominciando da ciò che può essere fatto senza ulteriori approfondimenti. “Il Prae, Piano regionale per le attività estrattive – ha spiegato nell’illustrazione l’assessore Andrea Tronzano – è uno strumento di programmazione territoriale per il settore che non ha precedenti. Permetterà agli operatori di avere chiarezza rispetto agli sviluppi futuri delle attività e di programmare gli investimenti sul fronte dell’innovazione tecnologica, della transizione ecologica e del recupero naturalistico. La modifica approvata oggi consentirà di approvare il Prae a comparti, dal momento che la parte dedicata alle pietre ornamentali necessita di approfondimenti”. “Bisogna coniugare la sostenibilità ambientale – ha rimarcato il capogruppo della Lega, Alberto Preioni – con la tutela di un settore lavorativo strategico. Le cave dismesse sono oggetto di importanti interventi di ripristino, ma l’ambientalismo da salotto non ha nulla a che fare con la vita reale della montagna e se si vive in montagna si deve avere anche l’opportunità di lavorare. Abbiamo raccolto il grido di allarme dei cavatori per le limitazioni previste dal Prae, perché vogliamo tutelare il futuro di un comparto d’eccellenza”. Sul fronte avverso, la capogruppo Luv Silvana Accossato parla di “marchetta elettorale del centrodestra a scapito dell’ambiente e dei piemontesi”, e quello di Ev Giorgio Bertola afferma che “le ragioni della proposta della giunta risiedono nel disastroso tentativo di stesura del Prae, incagliato e nelle promesse elettorali”. Per il segretario del Pd piemontese, Domenico Rossi, “si ignorano gli anni di lavoro che hanno portato all’approvazione della legge e alla prima versione del Prae”, creando “settori coperti dalla pianificazione altri no, con una discriminazione tra imprese e problemi di natura paesaggistica”. Anche il Movimento 5 stelle con Sean Sacco boccia lo stralcio: “la Regione – rimarca – non si comporta da arbitro tra le necessità di tutela ambientale e le richieste imprenditoriali, ma favorisce le seconde”. Francesca Frediani (M4o-Up) sottolinea la necessità di affrontare la modifica della legge sulle cave “con grande attenzione e responsabilità perché si tratta di un comparto facilmente nel mirino della criminalità”.

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