A Domodossola la minoranza torna all’attacco del sindaco Pizzi. Il tema è ancora quello della sanità. Simone Racco e Marco Bossi tornano sulla richiesta avanzata dal sindaco perché sul tema ospedale nuovo la Regione avvii un confronto con tutti i territori che a suo tempo hanno candidato un’area per ospitare le futura struttura ospedaliera. “E’ legittimo – scrivono i due consiglieri di opposizione – ma dopo anni di strappo, toni aggressivi e relazioni istituzionali compromessi da atteggiamenti che non dovrebbero appartenere a chi governa una città, sembra quasi un mea culpa”. Le parole del gruppo di Impegno Civico arrivano ad una settimana dall’attacco sferrato a Pizzi dal neonato Partecipazione Attiva. E il senso delle parole di Racco e Bossi sembrano voler assecondare il pensiero espresso precedentemente da Domenico Capristo e Alberto Virgili. “Pizzi e la propria squadra – sottoscrivono da Impegno Civico – forse per salvare la propria immagine indossano la maschera delle vittime. Questo non significa difendere Domodossola. Pare un maldestro tentativo di difendere se stessi”. Ma la critica non finisce qui. “ Pizzi ha rotto relazioni, ha trasformato ogni interlocuzione in un muro contro muro e ha indebolito la posizione della nostra comunità, non su un singolo argomento ma su tutti i temi”. Racco e Bossi al momento non vogliono entrare nel merito delle decisioni regionali sulla localizzazione del nuovo ospedale. “Qui parliamo di responsabilità politica- osservano – e di metodo amministrativo. Pizzi annuncia indicazioni agli uffici comunali per un’analisi puntuale, arrivando a ipotizzare richieste e acquisizioni di documentazione dal altri enti. Ovviamente il Comune ha titolo per farlo. Il punto è l’uso delle risorse e l’obiettivo : impostare un lavoro tardivo con personale pagato dai cittadini rischia di diventare una pura operazione di immagine”. E ancora : “ Il Comune non può essere megafono ne una struttura a supporto alla comunicazione politica del sindaco. Domodossola merita una guida diversa, meno sceneggiatrice, più lavoro vero”.
