Una bimba malata di otto anni, Amelia, che sta combattendo contro una malattia rara e confessa di avere un ultimo desiderio, fare una telefonata al suo idolo; Filippo Ganna. Pippo allora dopo questa telefonata fa di più; decidendo di noleggiare un aereo privato per portare Amelia negli Stati Uniti, dove avrebbe potuto ricevere le cure necessarie per la sua malattia, pagando lui tutte le spese per il trasporto. La bimba allora viene curata negli Usa e le sue condizioni migliorano, con tanta gratitudine nei confronti di Filippo. Bello, suggestivo, carino, quasi da film ma… falso. Tutto ciò che avete letto è il contenuto di una ‘fake news’ apparsa sui social ed in particolare sul sito ‘Luxury Blog’ nella nottata tra ieri ed oggi, che in mattinata ha avuto un profondo eco sui vari siti specializzati di ciclismo. Purtroppo qualche pagina specializzata è cascata in pieno nell’errore ripubblicando la cosa, anche se le foto che hanno corredato l’articolo che vedevano la piccola e Ganna con lei in ospedale e sull’aereo erano visibilmente riconducibili ad una costruzione realizzata con la intelligenza artificiale. Basta un semplice ‘fact checking’ per comprendere che la divisa indossata Pippo è poco riconducibile a lui ed inoltre ci sono molte cose che fanno capire abbastanza facilmente che si tratta di un falso, senza peraltro chiederlo al diretto interessato. Perché fare qualcosa del genere? Perché sfruttare l’immagine di uno sportivo? Perché (questo si particolarmente obrobrioso) giocare con l’immagine di una bimba malata, senza pensare che c’è davvero chi magari soffre per malacci del genere? Sono i social bellezza; tutto è lecito, secondo certi dettami pessimi, per racimolare qualche ‘like’ in più sul proprio profilo o sulla propria pagina, anche a discapito della verità ed a volte anche della professionalità. Detto che, conoscendolo, Pippo un gesto del genere sarebbe anche capace di farlo senza bisogno di sponsorizzarlo a destra e sinistra, questa era solo una pessima storiella ‘acchiappa like’. Non ci siamo signore e signori; non ci siamo proprio.
NB: la foto che correda l’articolo non è reale ma generata da AI
