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Cronaca di una ‘splendida giornata’ a tinte rosa

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Che posto l’autodromo di Imola. È un posto che sa di storia dello sport. Solo che attraversi il mitico ponte sul Santerno e giri a sinistra per entrare nella zona ‘paddock’ senti di essere in un posto mitico e quando poi vedi quel cavallino nero si sfondo giallo sulla torre comprendi che sei in un tempio. Tempo di velocità che ultimamente è anche tempio di ciclismo e tutto sommato alle due ruote della nostra zona qualcosina ha regalato. Li tutto parla di Ayrton Senna, che proprio ad Imola è diventato leggenda; entri negli uffici e vedi appesi ai muri i quadri di tutti i vincitori del Gran Premio di F1: Nelson Piquet, Ayrton Senna, Didier Pironi, Alain Prost, Riccardo Patrese, Nigel Mansell, Michael Schumacher, Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Max Verstappen. Roba da palati fini. C’era aria di grande giornata ieri mattina ad Imola, ancora piena di adrenalina per il concertone di Max Pezzali alla Rivazza della sera prima (e sabato arrivano gli ACDC, mica nessuno), perché Elisa Longo Borghini era in corsa nell’ultima tappa del Giro d’Italia Women, in maglia rosa. Il fatto che la tappa forse disegnata sul tracciato dei mondiali 2020, quelli organizzati in un mese dallo staff di Marco Selleri, che è bello e selettivo, un pochino preoccupava. Già; Imola 2020, il primo mondiale di Filippo Ganna, stesso posto, stesso arrivo, stesso bar. La tappa sembra andare via lineare, ci guardiamo due passaggi in piena pista; che già di per sé è ‘tanta roba’, Elisa è li, serena in gruppo, spalleggiata da una gran bella squadra. Sarah Gigante, vittima sportiva del blitz di Monselice, sa che la Gallisterna, pur dura, non è né Monselice e tantomeno Monte Nerone, Marlen Reusser è li, ancora annichilita dalla scalata eccezionale di Longo Borghini del sabato. Insomma, pare ci sia tutto per portare in fondo la corsa ed alzare per la seconda volta al cielo il Trofeo Infinito. Ultimo passaggio sulla Gallisterna, non succede niente. Siamo nell’area giornalisti, sulla retta d’arrivo: davanti a noi la tenda dei massaggiatori: c’è tutto lo staff della UAE Team Adq, c’è la ‘ceo’ Yana Seel, che fissa la Tv senza battere ciglio, senza far presagire la minima emozione. La corsa scollina la Gallisterna, c’è uno sguardo di intesa con il bravo giornalista Stefano Zago de ‘Al Vento’, uno che sa vedere e non solo guardare; uno sguardo che significa “E’ quasi fatta”. Vanno via in due Liane Lippert e Anna Van Der Breggen, che vuole rivivere i fasti del 2020 quando ad Imola vinse il titolo mondiale. Vincerà però la tedesca ma adesso l’attenzione è per il gruppettino che entra in autodromo all’altezza della Curva Piratella (un circuito storico ha le curve che si chiamano per nome, altro che ‘curva uno, due o tre’), poi pedala al contrario rispetto alla F1: ecco la Tosa, la variante Villeneuve, il Tamburello e l’arrivo. Reusser arriva terza, si prende l’abbuono ma Elisa è quarta e con il braccio al cielo si prende il Giro d’Italia, il secondo in due anni. Yana Seel ha le lacrime agli occhi, abbraccia tutti i ragazzi dello staff della corsa, Elisa viene sballottata a destra e sinistra; abbraccia le ragazze della sua squadra, una squadra che è stata davvero team e che forse proprio con l’arrivo di Elisa ha trovato una ulteriore crescita, c’è anche Greta Marturano, con il viso devastato (ma davvero) da una caduta. Si è ritirata ma li doveva davvero esserci. C’è il marito Jacopo Mosca prossimo a partire per il Giro di Polonia, i due si lasciano andare ad un dolcissimo bacio ed anche con la mamma Guidina, che sa benissimo quali sono sacrifici e privazioni che deve fare uno sportivo ad alto livello. Si va al podio, arriva Francesca Barale che ha finito la corsa e si merita applausi anche lei, abbraccia la conterranea; i nipotini di Elisa arrivano e si lasciano andare a festeggiamenti ed abbracci scatenati: il piccolo Cristian, protagonista delle ultime due tappe quasi come la zia Elisa abbraccia tutti; vola in braccio a Stefano Allocchio, a Mauro Vegni ed anche al papà Paolo, che pure lui è uno dei direttori di corsa del Giro femminile e cerca la moglie Kimberly. Li vedi tutti contenti come dei bimbi, per il successo di Elisa, del resto il bambino in tutti noi dicono che non muoia mai. Poi il podio, il giusto applauso a chi è al fianco dell’ornavassese sul podio ed un vero e proprio boato per Longo Borghini che veste la maglia rosa. In intervista una cosa ci ha colpito: “Lo dedico al mio papà, perché anni fa mi diceva che avrei vinto il Giro ed adesso che sono qui a festeggiare il secondo non posso che pensare a lui”. È li fuori il Nando e mentre il direttore della comunicazione del Giro Stefano Diciatteo (alias ‘lo zio’) la porta verso le incombenze dei vincitori tra foto col trofeo, con sindaci assessori e presidenti, pensiamo bene di far sapere al padre i pensieri della figlia: “Nando, ti ha dedicato il Giro”. Lui sorride, a modo suo: “E’ stata brava” ma uno che è davvero felice lo vedi anche se non vuole mostrarlo così vistosamente. Marlene Reusser poi commuove tutti; tributa i giusti applausi ad Elisa e poi “Scusatemi se piango, sono davvero molto stanca, adesso ho solo bisogno di riposare”. Lo dice piangendo e lo vedi che non è un pianto di delusione. L’applauso di tutti i giornalisti significa incoraggiamento ma anche che una atleta così ha reso ancora più nobile la vittoria di Elisa. L’ultima tappa di un Giro è quasi un commiato, coi classici “ci si vede”. Tempo di tornare, la macchinata e pronta. Che posto l’autodromo di Imola; prima Pippo poi Elisa, che vien quasi voglia di farci un gemellaggio. PS: conviene sorvolare sul viaggio di ritorno, che solitamente dura tre ore e invece stavolta è durato il doppio con tutte le ‘code’ possibili; pazienza: chi è che diceva ‘Parigi val bene una messa’?

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