“Mio figlio era fuori di sé, forsennato. Ho temuto per la vita di mia moglie e ho pensato che dovevo fermarlo io”. Edoardo Borghini, difeso dall’avvocato Gabriele Pipicelli, a processo per aver ucciso a fucilate il figlio Nicolò lo scorso 19 gennaio nella loro casa di Ornavasso, questa mattina in Corte d’Assise a Novara ha raccontato i drammatici istanti di quella sera. Il giovane era entrato ubriaco, insultandoli, sbattendo il portone del garage per poi aggredire la madre, che, secondo quanto riferito dal padre, avrebbe prima preso per il collo per poi sbatterle la nuca e la faccia contro il muro. “Mia moglie gridava ‘Edoardo aiuto, questa volta ci ammazza’- ha detto in aula l’imputato, con le lacrime agli occhi – . Volevo solo difendere mia moglie : Nicolò si era accanito contro di lei”.
Borghini ha quindi raccontato il tentativo dei genitori di rifugiarsi in cantina : una fuga una prima volta impedita dal figlio che, bloccando la madre e tenendola per i vestiti, gridava : “Sono più forte di voi, contro di me non ce la farete mai”. Riusciti a scendere in cantina, sono però risaliti preoccupati per la cognata, che soffre di disabilità e che era rinchiusa nella sua camera. Poco dopo ci sono stati gli spari. Ha detto dia ver mirato alla gamba, ma il ragazzo sarebbe scivolato sui vetri dello specchio che aveva rotto scagliandolo contro la porta della stanza dove si erano rinchiuse la moglie e la cognata. E poi ha aggiunto : “Mia moglie è uscita dalla stanza e si è messa a urlare : ‘ Non dovevi ammazzarlo, dovevi lasciare che ammazzasse me”.
Ha poi parlato del rapporto difficile con il figlio che non rispettava le regole, pretendeva soldi e aveva atteggiamenti aggressivi con i genitori.
Delitto Ornavasso. Borghini in aula: “Mio figlio era fuori di sé”
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