Si è conclusa la complessa attività investigativa condotta dai carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Verbania per contrastare gli illeciti in materia edilizia.
Al centro dell’indagine un professionista, titolare di uno studio di architettura nel capoluogo lombardo e attivo nel territorio del Verbano, in particolare nell’area di Stresa. L’inchiesta ha preso avvio dalla segnalazione di presunte anomalie riscontrate in diverse pratiche edilizie relative a immobili situati nel Comune di Stresa. Gli accertamenti dei carabinieri hanno portato alla luce documentazione che appariva provenire dagli uffici comunali, ma che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, è risultata non autentica.
In particolare, l’attenzione si è concentrata su alcuni documenti digitali che riportavano firme apparentemente riconducibili a funzionari pubblici. Le verifiche hanno successivamente accertato la non genuinità delle firme.
L’attività investigativa ha richiesto l’analisi di una consistente mole di documentazione amministrativa ed edilizia, oltre all’acquisizione di atti presso diversi enti pubblici e all’esecuzione di mirate perquisizioni e sequestri. Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire una rete di rapporti professionali e amministrativi sviluppatisi nell’arco di diversi anni.
Un ruolo centrale è stato svolto dall’informatica forense. L’analisi dei dispositivi informatici e telefonici sequestrati ha permesso di ricostruire la cronologia di alcuni documenti digitali, fornendo elementi ritenuti determinanti dagli investigatori per ricostruire i fatti e accertare la non autenticità dei file esaminati.
Al professionista è stato contestato il reato di falso materiale commesso da privato in atto pubblico. Gli accertamenti hanno inoltre quantificato in circa 30.000 euro gli importi ritenuti illecitamente ottenuti. A questi si aggiungono i danni lamentati dai committenti per i ritardi nell’ottenimento delle autorizzazioni relative alle varianti e nell’esecuzione di lavori già pagati attraverso le parcelle professionali.
Per tali danni, i committenti hanno chiesto al professionista un risarcimento in sede civile. Sul fronte penale, invece, il procedimento si è concluso con il patteggiamento: per il professionista è stata applicata una pena di sei mesi di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale della pena.