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Siccità, a Baveno il verde pubblico innaffiato con l'acqua del lago

Siccità, a Baveno il verde pubblico innaffiato con l'acqua del lago

Acqua dal lago per bagnare fiori e aiuole. Il Comune di Baveno si è attrezzato per far fronte alla siccità. Nei giorni scorsi il sindaco ha emesso un’ordinanza per limitare l'uso e il consumo dell'acqua potabile ai so...

Acqua dal lago per bagnare fiori e aiuole. Il Comune di Baveno si è attrezzato per far fronte alla siccità. Nei giorni scorsi il sindaco ha emesso un’ordinanza per limitare l'uso e il consumo dell'acqua potabile ai soli usi alimentari, domestici ed igienici. “Una scelta difficile – segnala il primo cittadino Alessandro Monti - ma la critica situazione di siccità che colpisce tutta l'Italia e in particolare le nostre zone ci impone questa modalità d'azione”. E' quindi fatto divieto di consumo di acqua potabile per l’irrigazione ed annaffiatura di orti, giardini e prati, il lavaggio di aree cortilizie e piazzali, il lavaggio di veicoli privati, il riempimento di fontane ornamentali, vasche da giardino, piscine, anche se dotate di impianto di ricircolo dell'acqua e tutti gli usi diversi da quello alimentare, domestico ed igienico. “Anche come Comune – prosegue Monti - faremo la nostra parte, e ci si stiamo già adoperando innaffiando i fiori, le aiuole e le aree a verde comunali attraverso autobotti con acqua presa dal lago o con i pozzi che prendono acqua dal lago (come ad esempio per tutto il lungo lago di Baveno). Ci scusiamo per i disagi, ma questa situazione di siccità impone questa scelta, di un uso razionale e corretto dell’acqua potabile, riconoscendo la massima importanza della collaborazione attiva di tutti i Cittadini”. Ovviamente il mancato rispetto dell’ordinanza sarà sanzionato e vi sarà l’adozione di efficaci misure di controllo da parte della Polizia Municipale e delle altre Forze dell’Ordine, tese a far rispettare l’ordinanza medesima, nonché a perseguire eventuali prelievi abusivi. E dire che a utilizzare l’acqua del lago per irrigare i giardini aveva già pensato il creatore dei giardini di Villa Taranto, come ci ha recentemente spiegato il botanico Franco Caretti.