Unione Industriale VCO ha di recente interpellato le sue aziende associate per raccogliere i dati utili a delineare l’analisi congiunturale previsionale per il terzo trimestre 2026: la fotografia che ne emerge testimonia come le aziende locali risentano del rallentamento dell’industria italiana ed europea e stimino una frenata della propria operatività. Dall’analisi delle risposte si nota infatti come i saldi, tra ottimisti e pessimisti, riguardanti la produzione industriale e gli ordinativi segnino entrambi un –11%. Stesso identico risultato lo si registra anche per quanto concerne gli ordinativi esteri. Le aziende del VCO percepiscono e temono che gli ultimi mesi caratterizzati da instabilità geopolitiche e congiunture industriali deboli possano avere riflessi anche sulle loro performance. Solo il 2% delle aziende ritiene plausibile una diminuzione dei costi dell’energia, mentre i prezzi delle materie prime e della logistica sono stimati in aumento da oltre la metà delle imprese.
Nonostante queste preoccupazioni diffuse, tra le aziende interviste soltanto il 4,5% prevede riduzioni di personale e oltre l’86% non ha in programma di usufruire dello strumento della cassa integrazione. Nonostante la cautela nelle previsioni, le aziende del VCO continuano a investire, come testimoniato dal fatto che più di un’impresa su due ha, appunto, programmi di investimenti nei prossimi mesi.
Il Presidente di Unione Industriale VCO, Fausto Milanesi, commenta così il risultato dell’indagine congiunturale: “I dati emersi dalla nostra ultima analisi congiunturale non fanno che confermare una realtà con cui le nostre imprese si confrontano ogni giorno: anche il VCO risente inevitabilmente del forte rallentamento che sta colpendo l'industria europea. Le maggiori preoccupazioni su produzione e ordini sono sintomo di una frenata della domanda, amplificata da un clima di perdurante instabilità geopolitica, dagli elevati costi di materie prime, energia e trasporti che non accennano a diminuire e dalla debolezza della domanda estera (Germania in primis).
Tuttavia, in questo contesto, emerge con forza il DNA del nostro tessuto imprenditoriale: la resilienza e la lungimiranza. Ci sono due aspetti strategici, in particolare, che lo dimostrano: la difesa del capitale umano, testimoniata dal fatto che gli imprenditori del VCO considerano i propri collaboratori un patrimonio strategico e fondamentale da tutelare, per non disperdere competenze preziose, che sappiamo sempre più difficili da reperire; la scommessa sul futuro: infatti, più di un'impresa su due ha confermato programmi di investimento per i prossimi mesi. È un segnale di straordinaria vitalità e coraggio. Si investe per innovare, per efficientare i processi e per farsi trovare pronti quando la curva del mercato ritornerà a salire.
A livello piemontese, le imprese iscritte alle altre associazioni confindustriali scontano soprattutto i timori legati ai costi di energia e materie prime e l’incertezza geopolitica globale. Come nel VCO, le aziende piemontesi prevedono un terzo trimestre senza impatti sull’occupazione, con un ricorso stabile alla CIG, abbastanza ottimistiche anche le aspettative per produzione e ordini. In merito all’aumento dei prezzi delle materie prime, dell’energia, della logistica e dei trasporti, i timori restano molto alti, nonostante il calo del costo del petrolio in queste settimane con l’attenuarsi della crisi iraniana. La prudenza dei nostri imprenditori nelle risposte di questa indagine mi pare logica conseguenza di settimane che a livello geopolitico hanno visto susseguirsi in rapida successione scenari di ogni tipo. La tempesta però è tutt’altro che passata. Il calo del prezzo del petrolio se aiuta famiglie e imprese, di certo non compensa gli aumenti che solo ora stanno arrivando lungo le filiere produttive e che si sono generati da inizio anno. Ciononostante, la volontà di investire delle aziende piemontesi non si è mai fermata, l’auspicio deve quindi essere che ora ripartano anche gli ordini a lungo termine così come i pagamenti e il credito. Sono tutti fattori che se non gestiti per tempo, rischiano di penalizzare la capacità di esportare nei mercati più promettenti, così come gliinvestimenti” ha commentato Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.