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“Ciao Togn”: eri la nostra leggenda…

“Ciao Togn”: eri la nostra leggenda…

Se n’è andato in silenzio, in un giorno piovoso di primavera il Marco Polo delle Bocce; Antonio Riva, classe 1940. Chiedo scusa ai lettori se questo pezzo sarà più che altro un ricordo personale magari corroborato da...

Se n’è andato in silenzio, in un giorno piovoso di primavera il Marco Polo delle Bocce; Antonio Riva, classe 1940. Chiedo scusa ai lettori se questo pezzo sarà più che altro un ricordo personale magari corroborato da un pochino di commozione, la stessa commozione che venne provata alcuni anni or sono dopo averlo visto in giro qualche tempo dopo il suo aver passato brutti momenti per il Covid che lo aveva colpito malamente durante la prima ondata, quella più cattiva ma dal quale insieme alla sua Camilla ne era uscito. Il ricordo nasce dall’essere stato per tanti anni vicino di casa del campione, in Via Crocetta, a Pallanza, nei pressi dell’Ospedale, davanti al parco giochi che per i ragazzi di quella via era (e forse adesso non lo è più) solamente ‘il campetto’. Il ricordo personale non è certo quello degli innumerevoli titoli conquistati da uno sportivo di enorme bravura, tanto da aver fatto strabuzzare gli occhi anche a Gianni Brera, che quando lo vide vincere il titolo mondiale individuale al PalaLido di Milano nel 1985 lo volle salutare e lo appellò come ‘manganellatore di bocce’. Il ricordo è quello di un bambino che era chi vi scrive e che ricorda benissimo il momento del ritorno del ‘Togn’ (scusate, ma per noi della Via Crocetta lui sarà sempre e per sempre il ‘Togn’) da quel viaggio in Cina del 1984, quando venne invitato a promuovere il gioco in un paese neofita. Lo fece talmente bene che oggi la nazionale cinese è una delle top mondiali. Gli si inumidivano gli occhi quando ricordava di aver tracciato lui stesso il primo campo di bocce laggiù. Il ritorno da quel viaggio fu bellissimo, perché tutti nella via erano sui balconi ad applaudirlo, vestito con la tuta azzurra, con la sua borsa. E questo succedeva spesso quando tornava a casa dai suoi tanti trionfi. Quanto è brutto il tempo che scorre inesorabile, però c’è una immagine che in questi momenti, che non nascondiamo, uniscono dolore e commozione: L’immagine di Antonio Riva che sta disegnando un campo da bocce su di una nuvola, in cielo; del resto, vuoi che lassù non ci sia qualcuno che può imparare a giocare? Ciao Togn, sei stato la nostra leggenda ed il ricordo resterà. Una provocazione o forse un invito, infine; che il consiglio comunale di Verbania, all’unanimità e senza troppo dibattito, pensa ad intitolare una via, magari la piazza della Bocciofila di Possaccio, alla sua figura. Sarebbe un giusto tributo ad un grande verbanese. Alla famiglia le più sincere condoglianze. GT