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Incuria e incompetenza : le conclusioni della Commissione di inchiesta sulla Funivia di Stresa

La relazione della commissione di inchiesta sulla funivia del Mottarone: la fune spezzata per invecchiamento e corrosione. Ma c'è anche il "fattore umano"

“Danneggiamento della fune traente in corrispondenza dell'attacco della testa fusa per progressivo invecchiamento dovuto a fenomeni di corrosione, fatica e dissesti o torsione, non adeguatamente monitorati”. Queste le prime conclusioni tratte dalla commissione dell’inchiesta del Ministro ai Trasporti Giovannini sulla caduta della funivia del Mottarone. È stata infatti pubblicata oggi la relazione intermedia del lavoro dei tecnici nominati dal Ministero, che hanno ottenuto la documentazione sequestrata in collaborazione con la Procura di Verbania e i Carabinieri della sezione di polizia giudiziaria e hanno svolto sopralluoghi sulla scena del fatto. Incuria e mancanza di manutenzione quindi sarebbero all’origine della rottura della fune: “Nella documentazione relativa alle prescritte Verifiche e Controlli non si sono trovate evidenze delle verifiche trimestrali da effettuare previo smontaggio del cono d’ispezione, salvo la dichiarazione di un addetto della ditta Leitner, peraltro non riscontrata in alcun documento, resa all’autorità giudiziaria”.
Potrebbe anche essersi trattato, con minor probabilità di un “aumento di tensione della fune traente provocato dall'inerzia della massa del contrappeso appoggiato sul tampone inferiore per allungamento della stessa fune”.
Altre concause potrebbero emergere, spiega la commissione di inchiesta, dagli accertamenti in corso da parte del collegio peritale. Tra queste anche l’ipotesi di un fulmine.
Ma, evidenziano i commissari, “A prescindere dall’evento iniziale, si ribadisce che l’inibizione del freno di emergenza sulla portante ha reso disastrose le conseguenze della rottura della fune traente”, in riferimento all’inserimento dei fotchettoni.
Non solo. La commissione di inchiesta rileva come sia stato causa indiretta anche il “fattore umano” e “organizzativo”. Sono infatti stati intervistati tutti i dipendenti, a eccezione di Gabriele Tadini, che è indagato. E sono emerse carenze nella gestione. “Tutti gli intervistati hanno confermato di aver dovuto eseguire la corsa di prova con viaggiatori presenti in cabina perché l'inizio del turno di lavoro coincideva con l'apertura del servizio al pubblico (fatto che si pone in evidente contrasto con la natura della corsa di prova stessa” si legge nella relazione. E ancora: “La mancanza di una competenza individuale acquisita e consolidata, una organizzazione mini-male ma estremamente gerarchizzata e la pressoché totale assenza di registrazioni, si traduce nelle seguenti deficienze: approccio al lavoro approssimativo, consuetudinario e deresponsabilizzato, con scarsa conoscenza della missione da svolgere”. E proseguono ancora: “orario di lavoro e condizioni correlate: superficialità e fretta per sovrapposizione di funzioni da eseguire determinati anche dai turni di lavoro; mancanza di acquisizione della competenza professionale: formazione limitata a un breve addestramento pratico, mancanza di istruzioni operative semplici ed efficaci: le verifiche e i controlli di spettanza sono eseguiti sul ricordo degli affiancamenti”.
La commissione conclude poi con alcune raccomandazioni alle autorità di sicurezza per gli impianti ancora in funzione.

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