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A 20 anni dalla scomparsa, ritrovati nel bosco di Oleggio, i resti dell’operaio sengalese Mohammed Sow.

La conferma è arrivata dagli esami degli esperti forensi sui resti ritrovati nella primavera scorsa nei pressi della provinciale che collega Gattico a Oleggio Castello 

Dopo vent’anni ci sarà almeno un corpo da restituire ai familiari, anche se probabilmente non ci sarà mai giustizia per Sow Mohammed, giovane Senegalese scomparso da Invorio la mattina del 16 maggio del 2001, dopo essere uscito di casa per andare a lavorare alla Pulimetal di Paruzzaro.

Gli esami degli esperti forensi hanno dato la conferma: i resti ritrovati casualmente da un uomo che portava in giro il cane lo scorso 14 aprile, nei pressi della provinciale 14 che collega Gattico a Oleggio Castello, sono quelli del ragazzo, classe 1973.

Per identificarlo hanno lavorato gli scienziati del Labanof, il laboratorio dell’Università degli studi di Milano diretto dalla professoressa Cristina Cattaneo. Un archeologo forense, un antropologo forense, un assistente archeologo e un botanico forense hanno studiato quei poveri resti e hanno determinato che sicuramente si tratta proprio di lui. Determinanti alcune lastre alla testa alla quale si era sottoposto nel 2000, in seguito a un incidente. Sul cranio sono state trovate lesioni che potrebbero essere la causa della morte: una sulla parte posteriore, inflitta “certamente” con un oggetto a superficie piccola, forse di metallo, e una davanti, al volto.

Il corpo era avvolto in un sacco di plastica, nascosto in una buca coperta di terra. Non ci sono quindi dubbi che si sia trattato di omicidio volontario con occultamento di cadavere. Si tratta delle ipotesi di reato per le quali la Procura aveva indagato il datore di lavoro Domenico Rettura e il dipendente dell’azienda Fedele Rocco. Una terza persona, Massimiliano Surace, era invece stato indagato per favoreggiamento.
Dopo una complessa e lunga vicenda giudiziaria, i tre sono stati assolti in via definitiva. Per Surace era intervenuta nel frattempo la prescrizione del reato di favoreggiamento. Nel nostro ordinamento giuridico non è ammessa la revisione delle sentenze di assoluzione e non è possibile processare per lo stesso fatto un imputato assolto o prosciolto in via definitiva. Dal momento che non ci sono altre possibili piste su cui indagare, comunica la procuratrice capo di Verbania Olimpia Bossi, non saranno riaperte le indagini.

 

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