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Presa la banda che aveva svaligiato i negozi di telefonia e articoli per fotografia New Photo Service e Roxtel di Crusinallo di Omegna

 

La sezione antirapina della Squadra Mobile della Polizia ha stretto le manette ai polsi a un sodalizio di cittadini romeni ma domiciliati nel milanese su ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip di Verbania

Presa la banda che aveva svaligiato i negozi di telefonia e articoli per fotografia New Photo Service e Roxtel di Crusinallo di Omegna. La sezione antirapina della Squadra Mobile della Polizia ha stretto le manette ai polsi a un sodalizio di cittadini romeni ma domiciliati nel milanese su ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip di Verbania. Le indagini, articolate e complesse, erano partite dai colpi commessi il 9 e il 22 aprile del 2019 a Crusinallo di Omegna, due furti con spaccata che avevano permesso ai malviventi di fare razzia di telefoni e macchine fotografiche prima di fuggire. Dalle indagini della Questura di Verbania è emerso che si trattava di una banda specializzata in questo genere di furti, operante tra Piemonte, Lombardia e Veneto.

Un gruppo di giovani che, con inaudita violenza, sfondavano con mazze ferrate e palanchini i vetri delle porte di accesso agli esercizi commerciali, si introducevano all’interno delle aree di vendita e in pochi minuti arraffavano tutto ciò che trovavano. Una sfrontatezza come rilevato dagli inquirenti, che è stata documentata dai frame delle telecamere a circuito chiuso, dai quali si vede chiaramente che i ladri non si curavano nemmeno dei sistemi di allarme.

Dall’indagine è emerso che la banda era attiva sull’asse delle autostrade Torino-Venezia e dei Laghi, compiendo a ripetizione una serie di colpi in varie località del Piemonte, della Lombardia e anche del Veneto.

Erano anche soggetti pericolosi: non avevano esitato a mettere in atto rocambolesche fughe, quando la polizia si metteva sulle loro tracce, arrivando persino a lanciarsi sulla sede autostradale da vetture in corsa lasciate senza controllo.

Ladri “professionisti” che agivano in accordo tra loro. Raccolti diversi elementi, la Procura ha chiesto al Gip le misure cautelari: Cinque in carcere, un obbligo di firma. Due dei ricercati non sono stati rintracciati, tre sono in carcere per altri reati e uno è stato estradato all’estero.

 
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