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Un furto da cinquantamila euro alla banca di Baceno: in manette gli hacker dei bancomat

Con l’operazione Winpot i Carabinieri di Monza Brianza hanno acciuffato una banda di moldavi specializzati in questo genere di furti, messi a segno in tutta Italia

Un furto da cinquantamila euro alla banca di Baceno: in manette gli hacker dei bancomat. Con l’operazione Winpot i Carabinieri di Monza Brianza hanno acciuffato una banda di moldavi specializzati in questo genere di furti, messi a segno in tutta Italia. Tra questi anche il colpo del 16 luglio scorso alla Banca di Novara della sede di Baceno, con un bottino da cinquantamila euro, comunque coperto da assicurazione. La notizia non era trapelata per non compromettere le indagini in corso, alle quali hanno dato un importante contributo i Carabinieri della Compagnia di Domodossola e del Nucleo Investigativo di Verbania. 

Ai sei moldavi finiti in manette, di età comprese tra i 26 e i 39 anni, ai quali viene anche contestata l’associazione a delinquere, sono stati ricondotti ben 35 furti tra luglio e novembre, tra Lombardia, Piemonte, Toscana,  Emilia Romagna, Veneto, fino al Lazio, tra banche e uffici postali, per un bottino totale di circa 800 mila euro. Sono in corso verifiche per altri venti colpi. La tecnica usata era quella del “Black box”:  i malviventi dopo aver estratto, mediante effrazione, il pannello della luce di cortesia (per i postamat) o aver creato un foro nella parte laterale della tastiera per i bancomat ed aver avuto accesso al multicavo seriale, collegavano un dispositivo, (verosimilmente un notebook) ad un router esterno, consentendo così ad un team di hacker probabilmente dall’est Europa, di inoculare da remoto un malware capace di acquisire rapidamente i privilegi di amministratore del sistema operativo e quindi di lanciare il comando di erogazione delle banconote.

La banda era formata da dodici persone. Oltre ai sei arrestati, tre si trovano in  carcere in Polonia, uno è rientrato in Moldavia, e due potrebbero non essere più sul territorio italiano. Avevano lasciato l’Italia durante l’emergenza covid, ma l’arresto dei tre complici in Polonia  li aveva spinti a rientrare nel nostro Paese. Erano molto esperti e attenti: utilizzavano auto intestate a prestanome e cambiavano continuamente cellulari. Erano senza fissa dimora e avevano basi logistiche in diverse città.

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