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Terme di Crodo. Panziera all'attacco della giunta Savoia

crodino

Lungo ed articolato comunicato nel quale l'ex capogruppo della minoranza ripercorre i momenti salienti dell'affaire Crodino 

COMUNICATO STAMPA - L’insistenza dei sindacati a chiudere la trattativa seguita al passaggio dello stabilimento Campari Terme di Crodo a Royal Unibrew, mi parve all’epoca poco conforme a quella che dovrebbe essere una naturale dialettica di programmazione nel momento in cui un sito produttivo passa da un gruppo industriale ad un altro. Mi parve anche piuttosto affrettata la risoluzione avvallata dall’Amministrazione Comunale, capitanata da Ermanno Savoia, che definì il suo operato un “salvataggio”, ora le notizie che trapelano sulla sorte dello stabilimento di Crodo, non sembrano confortanti, ma ancor meno lo è la richiesta da parte del sindaco di procrastinare la produzione del Crodino, quando già nel 2017 approvò la risoluzione che prevedeva la produzione al Molinetto ancora per tre anni, quindi se a fine 2020 verrà trasferito non è mica notizia di oggi. Mi sto chiedendo se fu un modo per rimandare un problema, del quale era cosciente, perché se invece allora non lo considerava tale non lo dovrebbe essere nemmeno ora.

Ricordo che la minoranza consiliare, di cui ero capogruppo, a metà settembre 2017, preoccupata per le notizie relative alla vendita dello stabilimento e della prevista partenza della linea di produzione del Crodino, aveva chiesto al sindaco di raccogliere notizie in merito e di convocare un consiglio comunale. Il primo cittadino ritenne però di non convocare nessun consiglio comunale, ma di fare ( solo nel mese di novembre) un’assemblea pubblica, ove peraltro chiese alla minoranza tramite un suo emissario, di salire sul palco delle autorità, per dire cosa non si sa, visto che lui ed i suoi fidi collaboratori, coadiuvati dalla Provincia... avevano gestito nel massimo riserbo tutta la vicenda e gli incontri con venditori e compratori. Forse l0invioto venne fatto per condividere eventuali responsabilità che sarebbero emerse in futuro.

Oggi dicembre 2019, leggiamo con stupore che la situazione è preoccupante, malgrado allora si consigliò di non perdere tempo e di attivare una strategia volta alla difesa di un marchio che “è territoriale”, come avvenne già nel 1996, quando in valle nacque il Comitato per la Salvaguardia dei Prodotti e dei Marchi della Valle Antigorio Formazza, con il preciso intento di contrastare il trasferimento della produzione dell’analcolico biondo, a suo tempo le amministrazioni comunali, comunitaria e i lavoratori, fecero una battaglia che vinsero e non si capisce perché Campari allora cedette e rimase a Crodo, forse perché le contestazioni mosse dal comitato erano profondamente esatte nel loro contenuto e quindi rinunciarono ad un conflitto che sapevano perso. Nel 2017 il Sindaco affermò che una tale risoluzione al giorno d’oggi sarebbe impossibile, si vede che nel frattempo l’ordinamento giuridico in materia di marchi e brevetti è così cambiato che non siamo più nemmeno in Italia o Europa, ma in qualche repubblica sudamericana.

Comunque personalmente una certezza in questa vicenda l’ho consolidata, e cioè che quelle figure che un tempo si batterono per il Crodino a Crodo, non ci sono più, o non sono più attive politicamente, hanno fatto posto al “nuovo” che è avanzato sotto forma di persone che ora sono certa per vanità, si accontentano di soluzioni tampone senza rendersi conto di essere il ventre molle di una società alpina che oramai si fa guidare da un manipolo di persone a cui manca la visione del futuro e convinte di avere sempre e comunque idee e competenza necessarie per amministrare e risolvere problemi non suoi.

Io cercai di diventare sindaco a Crodo nel 2014 non perché sentivo di avere coraggio da vendere, ma principalmente perché avendo avuto il privilegio di lavorare con le persone in gamba di cui ho scritto, speravo di poter continuare il lavoro che loro avevano iniziato sin dal dopoguerra e l’amore per il mio paese avrebbe fatto la differenza, non sono stata capita e sono stata variamente attaccata pagandone ancora ora pesanti conseguenze, spero che ora, dopo tutti questi disastri qualcuno chieda ufficialmente un approfondimento sul marchio ed il suo utilizzo fuori da Crodo e che i cittadini crodesi riprendano in mano i propri destini.

 

 

Marilena Panziera   ex capogruppo minoranza Crodo

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