In materia di sanità locale, il consigliere della maggioranza verbanese Massimo Guaschino ha deciso di prendere posizione con un post nel quale chiede garanzie per i cittadini per i prossimi anni. “Dopo il sì della Commissione Regionale Sanità per la realizzazione del nuovo Ospedale del VCO in località Piedimulera – spiega Guaschino -, l’ Assessore Regionale auspica una rapida approvazione anche da parte del Consiglio Regionale per “partire subito” in quanto, come da lui stesso affermato, duecento milioni di euro sono “già disponibili” e sono quelli precedentemente destinati all’ammodernamento di “Castelli” e “San Biagio”. A questo punto in qualità di cittadino del Vco e Consigliere Comunale di Verbania vorrei esprimere alcune considerazioni.” Spiega: “Secondo stime che ritengo “molto ottimistiche” il nuovo Ospedale sarà “operativo” tra gli otto e i dieci anni a venire; quindi, dato per assunto che i sopracitati duecento milioni di euro saranno dirottati sulla nuova struttura, che ne sarà di “Castelli” e “San Biagio” che, in questo periodo di transizione (minimo 10 anni), dovranno restare completamente operativi per qualsiasi esigenza ordinaria, straordinaria ed emergenziale? Come potranno rispondere, gli attuali presidi, alle necessità del territorio senza fondi dedicati?” Conclude Guaschino: “E’ quindi necessario e fondamentale pretendere che nel documento che dovrà essere votato in sede di Consiglio Regionale vengano inserite integrazioni che prevedano, specifichino e quantifichino risorse e interventi da attuare a salvaguardia della Sanità Pubblica e dei Cittadini del Verbano-Cusio-Ossola per il periodo di transizione. Questo risulta imprescindibile anche alla luce di una decisione, quella dell’ Ospedale Unico, assunta altrove e “subita” nonché della discutibile scelta di un’area non baricentrica che rischia di penalizzare gran parte della Provincia negli anni a venire. Una Provincia già in grave difficoltà per gli errori del passato, il ritardo nella predisposizione di un’adeguata Medicina Territoriale e la carenza di Medici di Famiglia. Non possiamo permetterci piani sanitari futuri che non prevedano una visione a 360 gradi dove la morfologia del territorio, l’analisi della popolazione e le strutture esistenti devono essere tenuti nella massima considerazione.”
