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I Carabinieri Forestali hanno sequestrato due siti di stoccaggio e recupero rifiuti tra Verbania e Gravellona Toce

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I militari del Nucleo Investigativo dei Carabinieri Forestali questa mattina hanno apposto i sigilli a due siti di stoccaggio e recupero dei rifiuti a Gravellona Toce e Verbania in esecuzione del provvedimento di sequestro preventivo disposto dal Gip del Tribunale di Verbania.
Si tratta di siti dell’impresa Petagine Antonio s.r.l. con una superficie complessiva pari a circa quattro ettari.
Il primo dei due siti risulta nel territorio di Gravellona Toce ed è destinato ad attività di stoccaggio di materiale lapideo. Il secondo si trova a cavallo tra i Comuni di Verbania e Gravellona Toce e risulta destinato all’esercizio dell’attività di recupero rifiuti più grande della Provincia del Vco.
Le indagini dei Carabinieri Forestali sono partite un anno fa. Il provvedimento da parte dell’Autorità Giudiziaria è stato adottato a seguito del monitoraggio dei siti da parte dei militari, in collaborazione con il personale di Arpa Piemonte.
E’ stato accertato che venivano conferiti rifiuti classificabili alla stregua di terre e rocce da scavo e di terre e rocce da scavo contenenti elementi pericolosi nonostante l’azienda non fosse autorizzata a riceverli. Nell’ambito delle indagini è emerso come l’ingresso nell’impianto dei carichi di rifiuti non ammissibili avvenisse modificando appositamente (in registri e formulari) la tipologia di rifiuti conferiti in maniera tale che corrispondessero ai codici identificativi delle macerie edili per i quali l’impresa risulta invece autorizzata all’accettazione.
Si tratta di rifiuti che tra l’altro hanno un costo di smaltimento dimezzato rispetto alle terre e rocce da scavo e postulano un’attività di recupero molto più rapida e meno complessa. L’impresa inoltre aveva espanso in maniera completamente abusiva la propria attività su terreni adiacenti al centro di recupero rifiuti ma ubicati in comune di Verbania e sottoposti a vincolo paesaggistico e destinazione d’uso agricola. Alcuni di questi terreni non erano nemmeno dell’azienda bensì di proprietà di Autostrade per l’Italia s.p.a.. Anche lo stoccaggio del materiale lapideo e da cava si era esteso su terreni privi di autorizzazione superando copiosamente i limiti massimi consentiti, pari a 6.000 metri cubi, e raggiungendo soglie pari a circa 90.000 metri cubi. Per tali motivi gli Uffici tecnici territorialmente competenti avevano imposto il ripristino dello stato dei luoghi con proprie ordinanze che non sono state ottemperate. L’attività di riciclo dei rifiuti lecitamente ammessi in impianto in aggiunta non veniva realmente eseguita ed il materiale per l’edilizia che sarebbe dovuto derivare dalle operazioni di recupero veniva rivenduto con prelievo diretto dai cumuli di rifiuti ed in assenza delle analisi chimiche di laboratorio previste dalla normativa di settore. Al riguardo le analisi del materiale effettuate a seguito di campionamenti eseguiti da personale di A.R.P.A. Piemonte hanno evidenziato la non conformità merceologica dei rifiuti sottoposti a procedura di recupero e venduti a terzi acquirenti poiché è stata rilevata la presenza di percentuali di solfati superiori al consentito. Le varie tipologie di rifiuti ammesse in impianto venivano poi illecitamente miscelate tra di loro senza differenziazione. All’interno dell’impianto di recupero rifiuti è stata in aggiunta individuata e posta sotto sequestro un’officina meccanica per autoveicoli abusiva con presenza di innumerevoli veicolo sottoposti ad operazioni illecite di smantellamento e rottamazione. Numerosi mezzi risultavano non bonificati ed in evidente stato di abbandono protrattosi da anni. I reati contestati all’azienda sono quelli di gestione di discarica non autorizzata di rifiuti pericolosi e non pericolosi, violazione delle prescrizioni alla gestione di impianto di recupero rifiuti, realizzazione di impianto producente emissioni in atmosfera in assenza di autorizzazione, frode in commercio ed abuso edilizio/paesaggistico.

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