"L'aumento dei prezzi dei carburanti colpisce tutto il Paese, ma non tutti allo stesso modo. Nelle aree montane alpine e appenniniche il costo crescente di benzina e gasolio determina un aggravio particolarmente pesante per famiglie, lavoratori e imprese. Perché in montagna le distanze sono maggiori, il trasporto pubblico è più difficile da organizzare, i servizi sono più lontani e l'automobile continua a essere, in moltissimi Comuni, una necessità quotidiana". Ad affermarlo, in una nota, è l'Uncem, Unione nazionale Comuni, comunità e enti montani.
"L'Uncem chiede dunque al Governo e al Parlamento un intervento urgente che tenga conto delle differenze territoriali e delle geografie del Paese. Non basta intervenire sul prezzo medio nazionale. Occorre chiedersi dove quel carburante viene utilizzato, quanti chilometri deve percorrere una famiglia per raggiungere un ospedale, una scuola, una stazione ferroviaria, un luogo di lavoro, un supermercato o un servizio pubblico. La montagna paga infatti una doppia penalizzazione: prezzi elevati e maggiore necessità di spostamento. Dove le alternative all'automobile sono limitate o inesistenti, ogni aumento alla pompa diventa immediatamente un aumento del costo della vita e del costo del lavoro".
"Per questo l'Uncem - conclude la nota - ritiene necessario introdurre strumenti fiscali e compensativi specifici per chi vive e lavora nei territori montani, costruiti secondo criteri territoriali chiari e verificabili. Riduzioni delle accise o meccanismi di compensazione, crediti e sostegni per lavoratori e imprese, interventi specifici nelle aree più distanti dai servizi devono entrare nell'agenda delle politiche nazionali".