In diretta sul territorio Sunday 12 April 2026
Informazione

Tre patteggiamenti e due proscioglimenti, così finisce il processo per la tragedia del Mottarone. Lettera di scuse di Tadini

Tre patteggiamenti e due proscioglimenti, così finisce il processo per la tragedia del Mottarone. Lettera di scuse di Tadini

Tre patteggiamenti e due proscioglimenti. Si è conclusa così, alle 14,15 di oggi, la lunga e complessa vicenda giudiziaria per la tragedia della funivia del Mottarone, costata la vita a 14 persone il 23 maggio del 202...

Tre patteggiamenti e due proscioglimenti. Si è conclusa così, alle 14,15 di oggi, la lunga e complessa vicenda giudiziaria per la tragedia della funivia del Mottarone, costata la vita a 14 persone il 23 maggio del 2021. Il giudice Gianni Macchioni ha accolto le richieste di pena concordata tra il procuratore Alessandro Pepè e i difensori: 4 anni e 5 mesi per l’ex caposervizio Gabriele Tadini, colui che da subito ammise di aver messo i forchettoni per bloccare i freni di emergenza, 3 anni e 11 mesi per il direttore di esercizio Enrico Perocchio e 3 anni e 10 mesi per l’ex gestore Luigi Nerini. E’ più che probabile che nessuno dei tre sconterà la pena in carcere, la decisione arriverà dal Tribunale di Sorveglianza e per loro potrebbe profilarsi l’affidamento in prova ai servizi sociali. La Procura poi ha chiesto il proscioglimento degli altri due imputati, Martin Leitner e Peter Rabanser, di Leitner Spa, confermato dal giudice. “Dare il consenso ai patteggiamenti non è stata una decisione facile – ha detto il procuratore Alessandro Pepè oggi in aula -, ma aderire ora a una definizione riteniamo sia un modo per iniziare a ricucire una ferita che nessuna pena e nessun risarcimento potranno mai lenire. Spero che i familiari delle vittime possano non dico accettare ma comprendere. Queste proposte mettono un punto fermo in merito a ricostruzione dei fatti e responsabilità.” Tadini ha allegato una lettera di scuse alla richiesta di patteggiamento. “Sono profondamente addolorato per tutto il dolore, per le tante, troppe sofferenze causate dal mio comportamento, le cui conseguenze sono andate ben al di là di quanto potessi immaginare” scrive Tadini, sempre presente in aula negli ultimi 4 anni. “Da quando è accaduto il tutto non so darmi pace e il mio pensiero e le mie preghiere sono rivolte quotidianamente a quanti quel giorno hanno perso a causa mia fisicamente e moralmente la vita” prosegue la lettera. E riguardo ai familiari delle vittime aggiunge: “Più che la condanna, temo il loro mancato perdono, possa Dio darmi l’occasione di espiare il male compiuto dando loro al contempo tutto ciò che la loro vita necessita per tornare a fiorire”. "Per il mio cliente, i parenti delle vittime sono sempre stati la prima preoccupazione, già all'indomani dell'incidente: disse che il primo obiettivo era quello di fare di tutto per risarcire le vittime e in questo senso quello che si è potuto si è fatto". Ha dichiarato invece l'avvocato Pasquale Pantano, difensore di Nerini. In aula come sempre i genitori della giovane varesina Silvia Malnati, di 27 anni, che sulla funivia ha perso la vita con il fidanzato Alessandro Merlo, di 29. “"Questo è il valore che danno alla vita delle persone" le poche parole pronunciate dalla mamma di Silvia dopo la sentenza.