Slow Food Valle Ossola: 2Difendere l'agricoltura e l'allevamente di montagna significa difendere il futuro delle alpi"
L'associazione a sostegno dell'allevamento di montagna
La
recente predazione subita dall'allevatore Luca Marta presso l'Alpe
Pedriola, in Valle Anzasca, richiama l'attenzione su una questione che
va ben oltre il singolo episodio. Esprimiamo innanzitutto la nostra
piena vicinanza a Luca e a tutti gli allevatori che ogni giorno vivono e
lavorano sulle montagne dell'Ossola, affrontando difficoltà sempre più
gravose.Il tema dei grandi carnivori, e in
particolare del lupo, rappresenta oggi una delle principali
preoccupazioni per chi pratica la pastorizia e l'allevamento estensivo.
Non possiamo ignorare il peso economico, organizzativo e psicologico che
le predazioni comportano, né sottovalutare il senso di scoraggiamento
che colpisce chi vede compromesso il frutto del proprio lavoro.Allo
stesso tempo, Slow Food Valle Ossola ritiene che sarebbe un errore
limitare il dibattito esclusivamente alla presenza del lupo. La
questione è molto più ampia e riguarda il futuro stesso dell'agricoltura
e dell'allevamento di montagna.Le aziende
agricole alpine operano infatti in condizioni profondamente diverse
rispetto a quelle di pianura. I costi di produzione sono più elevati, le
superfici sono frammentate, la meccanizzazione è spesso limitata dalla
morfologia del territorio e la competitività economica risulta
inevitabilmente più difficile. A questo si aggiungono una crescente
pressione burocratica, norme sempre più complesse, difficoltà nel
reperire manodopera, cambiamenti climatici, spopolamento delle vallate e
servizi sempre più ridotti nelle aree interne.In
questo contesto si inserisce anche la presenza dei grandi carnivori. Il
lupo, come l'orso nelle aree dove è presente, costituisce una criticità
reale che richiede una gestione seria, scientificamente fondata e
condivisa con chi vive quotidianamente la montagna; il lupo non è né un
nemico da abbattere né un simbolo da idealizzare. È una specie protetta
che svolge un importante ruolo ecologico, ma la sua presenza non può
essere gestita ignorando le conseguenze che ricadono sugli allevatori.La
convivenza è possibile solo se accompagnata da adeguate misure di
prevenzione, sostegni economici efficaci, indennizzi tempestivi,
assistenza tecnica e un costante monitoraggio della fauna selvatica.
Tuttavia, queste misure, da sole, non bastano.La
vera sfida è garantire un futuro all'agricoltura di montagna. Gli
allevatori non producono soltanto latte, formaggi e carne di qualità:
svolgono un servizio pubblico fondamentale. Mantengono aperti pascoli e
alpeggi, contrastano l'abbandono del territorio, limitano l'avanzata
incontrollata del bosco, preservano la biodiversità, conservano razze
autoctone e varietà locali, custodiscono paesaggi che rappresentano un
patrimonio ambientale, culturale e turistico di valore inestimabile.Il
loro lavoro contribuisce inoltre alla prevenzione del dissesto
idrogeologico attraverso la cura costante dei versanti, dei prati e
delle opere tradizionali di regimazione delle acque. Senza agricoltori e
allevatori la montagna diventa più fragile, meno sicura e più povera,
con conseguenze che ricadono anche sulle comunità di fondovalle.Per
questo motivo Slow Food Valle Ossola rivolge un appello alle
istituzioni politiche e alle associazioni di categoria, affinché
affrontino il tema con una visione complessiva. Servono politiche che
riconoscano la specificità dell'agricoltura alpina e la sostengano
concretamente: semplificazione burocratica, strumenti che rendano
competitive le piccole aziende di montagna rispetto a quelle di pianura,
adeguati servizi nelle aree interne, incentivi per i giovani che
scelgono di continuare questo mestiere, investimenti nella prevenzione
delle predazioni e una gestione della fauna selvatica basata su dati
scientifici e sul dialogo con i territori.Difendere
gli allevatori di montagna significa difendere il paesaggio alpino, la
sicurezza del territorio, la biodiversità, la qualità delle produzioni
locali e il futuro delle nostre comunità.L'auspicio
è che il dibattito pubblico non si fermi all'emergenza del momento, ma
diventi l'occasione per costruire una politica di lungo periodo capace
di restituire dignità, prospettive e serenità a chi ogni giorno sceglie
di vivere e lavorare in montagna. Senza agricoltori e allevatori non c'è
futuro per le Alpi.