Marco Della Vedova sui social: “I giovani ciclisti devono poter finire le loro gare”
Uno che è stato corridore professionista per sette anni, uno che è direttore sportivo ed ha guidato alcuni dei migliori ‘prof’ del ciclismo italiano (ne citiamo solo alcuni; Ganna, Felline, Sobrero, Piccolo ma ce ne s...
Uno che è stato corridore professionista per sette anni, uno che è direttore sportivo ed ha guidato alcuni dei migliori ‘prof’ del ciclismo italiano (ne citiamo solo alcuni; Ganna, Felline, Sobrero, Piccolo ma ce ne sono altri), uno che è ‘Ispettore di percorso’ delle gare di Rcs Sport (quindi Giro, Sanremo, Tirreno, Lombardia eccetera), il ciclismo lo conosce bene. E quindi vale la pena ascoltarlo. Marco Della Vedova, mergozzese, non è nuovo ad intervenire per denunciare o meglio segnalare qualcosa che non va bene e lo ha fatto anche di recente, con un post facebook. Ne riportiamo alcune parti: . Numeri ovviamente e clamorosamente inferiori a quelli di partenza; solo 44 corridori del 278 partenti hanno tagliato il traguardo in corsa, Della Vedova prosegue col suo post: . Insomma, un segnale chiaro. Non è giusto secondo Della Vedova vedere che i ragazzini, ovviamente quelli meno preparati, quelli meno forti, vengano fermati da direzione o giuria, dopo pochi chilometri perché perdono da subito contatto con la testa. Ingiusto nei confronti dei piccoli atleti che vanno portati al traguardo (soprattutto in corse che non durano nemmeno un’ora), non è giusto nei confronti di quei genitori che portano a correre i propri figli facendo chilometri e chilometri. Il mergozzese ha anche una ricetta. . Il discorso è chiaro; tutti i ragazzini, anche quelli staccati, devono finire le loro corse, la selezione naturale arriverà col passare degli anni e saranno gli stessi ragazzi o ragazze a capire se per loro ci sarà un futuro a pedali. Certo; è un discorso condivisibile ma anche dalle varie sfaccettature soprattutto se lo si guarda dal punto di vista degli organizzatori: spesso le responsabilità sono tutte addosso ad un uomo solo (il direttore di organizzazione), i rischi sono tanti, le strade vengono ‘concesse’ per un limitato spazio temporale (anche se ‘chiuse’ solo per i pochi attimi del passaggio della corsa) e magari a volte per far quadrare i costi organizzativi sempre esosi si cerca di risparmiare magari sui mezzi tecnici; moto soprattutto, che poi dovrebbero scortare i gruppetti in ritardo. Per questo si tende a ‘stringere’ la corsa troppe volte limitata al solo gruppo di testa o ai primi inseguitori. Qui ci starebbe una maggior ‘qualità’, per tenere aperta la gara di tutti sino al traguardo. Insomma, il post di Marco Della Vedova ha messo tanta carne al fuoco; varrebbe la pena sedersi ad un tavolo: organizzatori, società e federazione, per fare una chiacchierata.