Un podio che ha regalato consapevolezza, grinta, carattere e tanta voglia di tornare in sella; in quel Tour de France che nelle ultime annate l’aveva respinta malamente e che invece in questo 2026 l’ha vista sul podio, sul terzo gradino, dietro Demi Vollering che ha fatto la classica doppietta Giro e Tour e dietro la polacca Kasia Niewiadoma. Un risultato che ci voleva dopo una primavera abbastanza bislacca ed un Giro corso non al massimo delle potenzialità, retaggio dei guai primaverili. A dispetto di queste problematiche però Elisa Longo Borghini non ha mai mollato, non è certo il tipo, e chissà che dal Tour de France possa arrivare lo slancio per un finale di stagione eccezionale. La condizione, anche a detta del suo storico preparatore Paolo Slongo, è buona e ci sono addirittura ancora margini ma è soprattutto la testa, di una atleta mentalmente granitica, a fare la differenza. Ovvio che adesso l’obiettivo puntato è in primis sui grandi appuntamenti in maglia azzurra, quella maglia che ha sempre onorato e che ha portato a podio in olimpiadi e mondiali ed europei. La kermesse iridata a Montreal. Gra in linea donne il 26 settembre, propone un circuito che pare adatto alle caratteristiche della ornavassese: lo strappo del Mont Royal e quello dell’Università possono essere forieri di azioni belle e fantasiose che Elisa sa fare, poco dopo, sabato 3 ottobre, tutti in Slovenia per un durissimo europeo con partenza da Lubiana ed arrivo a Sencur: decisivo sarà il doppio passaggio sulla salita di Stefanja Gora. Il CT Marco Velo ha già metto le carte in tavola, Elisa sarà la capitana azzurra sia a Montreal che a Sencur in cerca di un di qualcosa che meriterebbe e chissà che in entrambe le occasioni non ci possa essere al suo fianco anche Francesca Barale, che durante l’anno è coequipier di una delle rivali di Longo Borghini quale è Reusser ma si sa, alla fine l’azzurro è l’azzurro.
Foto: la nazionale ai mondiali di Kigali del 2025