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La carriera di Bagnoli; Pedroli, lo scudetto gialloblù e le amichevoli a Verbania

La carriera di Bagnoli; Pedroli, lo scudetto gialloblù e le amichevoli a Verbania

La carriera del Bagnoli allenatore nata a Verbania, la gavetta, lo scudetto con il Verona, il bellissimo Genoa europeo, l'Inter ed un esonero per il quale il presidente Pellegrini si pentì, senza dimenticare le tre amichevoli delle sue squadre allo Stadio dei Pini

La figura dell’Osvaldo Bagnoli verbanese è stata debitamente tratteggiata da un testimone dei tempi come l’amico e maestro Roberto Cominoli, la sua carriera da tecnico è nata, peraltro, proprio a Verbania quando uno che la sapeva lunga come Carletto Pedroli lo iscrisse contro il suo volere al corso di Coverciano e vale la pena ricordarla, come è giusto ricordare che da giocatore vinse uno scudetto col Milan (10 presenze) nel 1957 ed una Coppa Latina l’anno prima. Il ‘Pedro’ la sapeva lunga e vide quel che lo stesso ‘Zaso’ non vedeva in lui stesso. Una lunga gavetta, tra Solbiate, Como, Rimini e Fano (con la promozione in C2 nel 79). Poi Cesena, club che nel 1981 porta in Serie A con il terzo posto in cadetteria (ed in squadra un giovane Giancarlo Boldini). Ovviamente si realizza a Verona; prende la squadra in B nel 1981 e la porta subito in A nel 1982 ed a giocare due finali di Coppa Italia nel 1983 (con tanto di qualificazione alla Coppa Uefa) e 1984, perse contro Juventus e Roma. L’anno di grazia è la stagione 1984/85; Bagnoli, il presidente Celestino Guidotti ed il DS Emiliano Mascetti formano una squadra con qualche scarto di altre formazioni (Claudio Garella, Antonio Di Gennaro, Pierino Fanna, Giuseppe Galderisi) debitamente rigenerato, da un interessante zoccolo duro (Domenico Volpati, Luciano Marangon, Silvano Fontolan, Luciano Bruni) da qualche giovane talentuoso (Roberto Tricella) e da due stranieri azzeccatissimi (Hans Peter Briegel ed Preben Elkijaer). Non poterono nulla il Torino di Junior e la Juventus di Platini, l’Inter di Rummenigge, il Milan degli inglesi Wilkins ed Hateley, la Roma di Falcao e nemmeno il Napoli del primo Maradona italiano così come la Sampdoria di Trevor Francis e Greame Souness o la Fiorentina di Socrates e Bertoni. Ah, cos’era la Serie A… Quel Verona vinse uno scudetto clamoroso ma bellissimo, dopo quello forse solo quello della Sampdoria del 1991 poteva avvicinarsi a quell’impresa e di Bagnoli c’era tanto. Rimase sino al 1990, società diversa, soldi zero; ora di cambiare. Va al Genoa ed in due anni porta la squadra in Coppa Uefa con un grandioso terzo posto e l’anno dopo (91-92) sfiora la finale della stessa Uefa, eliminato dall’Ajax dopo aver fatto un colpaccio ai quarti eliminando il Liverpool battendolo ad Anfield Road. Nella città della Lanterna, sponda rossoblù, la formazione di quei tempi; Braglia, Torrente, Branco, Eranio, Caricola, Signorini, Ruotolo, Bortolazzi, Aguilera, Skurhavy, Onorati è una filastrocca da mandare a memoria. Cose grandi che lo portano all’Inter, la stagione 1992-93 inizia male ma trova la quadra e con una grande rincorsa arriverà ad insidiare l’imbattibile Milan di Capello. La stagione successiva vengono inseriti in squadra gli olandesi Dennis Bergkamp e Vim Jonk; doveva essere la squadra da battere l’Inter ma i due non si inserirono troppo, così come l’attaccante Darko Pancev. Paga tutto Bagnoli che viene esonerato. Ernesto Pellegrini, presidente nerazzurro, disse poi: “Nella mia esperienza all’Inter posso dire di aver sbagliato due cose, aver ceduto troppo presto Lothar Matthaeus ed aver esonerato Bagnoli, perché insieme a Trapattoni è stato il miglior allenatore che ho avuto”. Non allenerà più, non era più il suo calcio; il ‘Mago della Bovisa’, ‘Schopenhauer’, aveva detto basta. Eppure, il legame con il Verbania non si ruppe mai, tanto che le sue squadre, almeno una volta, hanno giocato una amichevole allo Stadio dei Pini. Il Verona venne a sfidare i biancocerchiati di Cesare Butti il 10 settembre 1986, l’ultimo campionato da giocatore di Paolo Rossi. Finì 4-0 per l’Hellas con due gol di Marco Pacione, uno di Vinicio Verza ed uno di Gigi De Agostini. Le cronache parlano di un Bagnoli emozionato e premiato dall’amministrazione comunale. Domenica 18 agosto 1991 toccò al Genoa affrontare il Verbania di Adelmo Paris; 1500 tifosi per un Verbania che esordiva nel neonato campionato di Eccellenza, istituito proprio quella stagione. Finirà 8-0 per il grifo con reti di Eranio, Aguilera con una doppietta, Caricola e Ruotolo.  Tre reti le siglarono alcuni giovani della squadra primavera. L’ultima volta toccò all’Inter contro il Verbania di Mario Guidetti. C’era da festeggiare un campionato dominato. Curioso come i tre allenatori biancocerchiati; Butti, Paris e Guidetti, furono compagni del Bagnoli giocatore a Verbania. I nerazzurri arrivarono giovedì 20 maggio 1993; stadio pieno con 2500 spettatori, giornata piovosetta e vittoria nerazzurra per 3-0 con reti di Pancev, Ruben Sosa e Nicola Berti (di mano). Qui c’è un aneddoto gustoso, raccontato al sottoscritto da Gianni Maruzzi, per tanti anni figura vicinissima al Verbania. Dopo la partita era in programma una cena con la squadra, Bagnoli chiese come se la stesse passando il club economicamente ed al classico ‘bene ma non benissimo’ il mister intimò di preparare a tutti dei panini, che lo stesso Maruzzi preparò nel suo negozio, e di lasciar perdere la cena; i soldi che sarebbero stati spesi per quel simposio sarebbero dovuti andare nella gestione del club. Un uomo di altri tempi. Ah, se da qualche parte leggerete di un Bagnoli catenacciaro, non credeteci. Giocava 5-3-2, con i due esterni che dovevano spingere e rientrare. Altro non era che il 3-5-2 di oggi, perché l’Osvaldo era avanti.        

Foto pre gara Verbania-Verona 1986 Aldo LaRossa