L'ultima morte bianca per il VCO a Visp, in Canton Vallese, vittima Simone Grossi, 50 anni, di Pieve Vergonte.
Un mese prima grave infortunio a Stresa con protagonista un uomo di 58 anni. E sono solo gli episodi più recenti.
In occasione della Giornata Mondiale per la Sicurezza sul Lavoro dello scorso 28 aprile l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega ha rinnovato la propria lettura del fenomeno infortunistico in Italia, attraverso l’analisi dei dati relativi al quadriennio 2022–2025 e ai primi mesi del 2026.
Un quadro che, pur mostrando negli ultimissimi mesi un segnale di riduzione degli eventi mortali, conferma la persistenza di un rischio strutturale ancora elevato e disomogeneo sul territorio nazionale.
Il Piemonte si colloca in fascia arancione con un'incidenza di infortuni mortali del 35.1, al di sopra della media nazionale che è di 33.3 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori. Nei due anni precedenti era in fascia gialla quindi sotto la media nazionale.
Gli uomini, nell’ultimo quadriennio, subiscono più infortuni mortali rispetto alle donne sia in occasione di lavoro che in itinere. Gli stranieri presentano un’incidenza più elevata sia negli infortuni con esito mortale che in quelli non mortali. Sempre dall'osservatorio riferiscono che i lavoratori di età più avanzata (gli over 65 anni) sono soggetti ad un rischio di infortunio mortale maggiore rispetto ai più giovani, probabilmente riconducibile alla minore reattività nelle situazioni di pericolo e alla troppa sicurezza nello svolgere attività ormai abitudinarie. Inversamente, i più giovani tendono ad infortunarsi di più rispetto ai lavoratori più anziani, senza necessariamente gravi conseguenze. Ciò può essere in parte spiegato da una minore esperienza lavorativa ma, allo stesso tempo, una maggiore reattività nell’evitare conseguenze gravi.