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Domani ricorre il quinto anniversario della tragedia del Mottarone. Messa alla Madonna della Neve

Domani ricorre il quinto anniversario della tragedia del Mottarone. Messa alla Madonna della Neve

Le vittime sono state 14

Era da poco passato mezzogiorno del 23 maggio del 2021 quando la fune traente si spezzò e la cabina della funivia del Mottarone, quasi giunta in vetta, precipitò nel vuoto. Ricorre domani il quinto anniversario di quella tragedia nella quale persero la vita 14 persone, con un solo sopravvissuto, il piccolo Eitan di cinque anni. Morì la sua famiglia: la mamma Tal Peleg in Biran, il papà Amit, il fratellino di due anni Tom, i bisnonni arrivati da Israele per riabbracciarli dopo il periodo del covid, Barbara Konisky Cohen e Itshak Cohen. Persero la vita anche i giovani fidanzati Mohammadreza Shahaisavandi, di origini iraniane con la ricercatrice del Cnr Serena Cosentino, calabrese ma a Verbania per un progetto di ricerca, la coppia di giovani varesini Silvia Malnati e Alessandro Merlo, la famiglia di Induno Olona, Vittorio Zorloni e Elisabetta Personini, che si sarebbero sposati poche settimane dopo, con il loro piccolo Mattia, di cinque anni, i coniugi Angelo Vito Gasparro e Roberta Pistolato, da Piacenza, ma di origini pugliesi, in gita per festeggiare il quarantesimo compleanno della donna. All’arrivo dei soccorritori, solo Eitan e Mattia Zorloni erano ancora vivi. Entrambi i bambini erano stati portati in elicottero al Regina Margherita di Torino. Purtroppo però i medici sono riusciti a salvare soltanto Eitan, mentre Mattia si è spento poco dopo il ricovero.

Domani alle 10,30 il parroco di Stresa don Gianluca Villa celebrerà la messa di suffragio nella chiesa della Madonna della Neve, sulla vetta del Mottarone. Non sono previsti interventi istituzionali.

La tragedia ha lasciato un segno profondo nella comunità. La funivia è tuttora inutilizzata. Lo scorso settembre si è chiuso il processo, con tre patteggiamenti. Luigi Nerini, titolare della società Ferrovie del Mottarone, ha patteggiato 3 anni e 10 mesi di reclusione; Enrico Perocchio, direttore d’esercizio, ha patteggiato 3 anni e 11 mesi; Gabriele Tadini, capo servizio dell’impianto, ha concordato 4 anni e 5 mesi. Nessuno di loro andrà in carcere.