Di piatto, di collo, di punta e...di tacco. Atto 31, ma diverso
Di piatto, di collo, di punta e… di tacco (31) La rubrica di Roberto Cominoli Ho avuto da fare in questi giorni. Abbiate pazienza. Ci riscriviamo un’altra volta. Ma per non lasciarvi troppo delusi (ah, ah, ah…) vi las...
Di piatto, di collo, di punta e… di tacco (31)
La rubrica di Roberto Cominoli
Ho avuto da fare in questi giorni. Abbiate pazienza. Ci riscriviamo un’altra volta. Ma per non lasciarvi troppo delusi (ah, ah, ah…) vi lascio un raccontino di fantascienza. L’ho scritto decine di anni fa, ritrovato l’altro giorno pulendo un computer da vetusti e inutili files. Niente di chè, nessuna casa editrice lo accetterebbe, troppo scontato il tema, troppo facile la soluzione. Però riempie una pagina vuota…
LA LAMPADA DI ALADINO
- dissi. Avevo appena finito l’ultima saldatura a due transistor nella parte terminale dell’apparecchio e una luce verde s’era di colpo accesa. Diedi corrente anche alla parte mediana: di nuovo luce verde. Completai l’operazione nella parte alta: la stessa luce. Sentivo di avercela fatta. Davanti a me, sul bancone del laboratorio, l’intero marchingegno ammiccava su tutti i quadri di comando. Subito dietro, la zona di attesa con il protoplasma inserito pareva quasi trasparente e riluceva di uno strano biancore lattaceo, leggermente nebuloso. Mi sedetti: davanti a me la cuffia da incastrare sul capo, con le protesi che si inserivano automaticamente, quasi a “toccare” con speciali ventose le parti interne del cervello. Sembrava viva; attendeva ordini, ma poteva capire soltanto la mia voce. - ripetei, sopra pensiero. Era forse venuto il momento di effettuare l’ultima decisiva verifica.
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In realtà gran parte del merito andava a Tom Brannigan. Tre anni prima aveva spedito i disegni per la costruzione di un ripetitore al plasma all’Ufficio Brevetti, dove per inciso io lavoro da tanti anni. Aperta la busta e sfogliato i lucidi, mi parve che l’idea di base fosse buona. Quando lo chiamai per un colloquio venne subito e portò con sé un piccolo prototipo, inserì ancora qualche dato, poi - forse per stupirmi - esclamò con voce chiara e forte: . Comparve una brodaglia giallastra. Gli ingredienti del frutto probabilmente c’erano tutti, ma non parevano sistemati e assemblati al posto giusto. La lampada di Aladino - come la chiamava lui - non funzionava. Non ancora. Brannigan ci rimase male. Se ne andò sbattendo la porta. Probabilmente aveva già qualcos’altro in mente. Non lo rividi mai più. Due mesi dopo morì in un incidente d’auto: s’era dimenticato di attraversare sul passaggio pedonale. Tutti uguali, questi geni. Quantomeno distratti.
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Qualche tempo dopo portai a casa il prototipo e lo misi in funzione nel piccolo laboratorio dello scantinato di casa, dove da anni lavoricchiavo su un programma a base di scambi di molecole. Ci vollero mesi di lavoro, centinaia di circuiti e relais da inserire. Sera dopo sera, provavo e riprovavo le sinapsi elettriche. In più, di mio, ci avevo messo un database nel quale la modifica saliente - la vera aggiunta sostanziale - era relativa al fatto che la macchina avrebbe dovuto e potuto duplicare qualsiasi cosa, a richiesta. Non era più necessario, come aveva pensato di fare Brannigan, darle qualcosa da analizzare e poi ripetere. Ma c’era ancora, a far partire il tutto, il vecchio comando vocale. Quello non l’avevo cambiato, soltanto modificato. Ora recepiva la mia voce. E soltanto quella.
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A questo punto non rimaneva che chiudere il cerchio. L’altra sera perciò non ho perso altro tempo: qualsiasi cosa avessi chiesto - pensavo - l’avrei ottenuta. Una copia esatta di quel che avevo in mente. Beh, sapete come siamo fatti noi uomini… - esclamai. Non successe nulla. Ci rimasi male, ma fu un attimo. Ovvio: avevo formulato la domanda in maniera errata. Riprovai. - corressi. Ci fu un rumore secco, come quello di due palle da biliardo che si scontrano a forte velocità, e Marylin, vestita dei soli capelli (a proposito sono castano chiari, non biondi), mi comparve davanti all’improvviso, alquanto bagnata e molto, molto sorridente. Mi alzai. - dissi.
E così fu.