Certificati medici per non andare al lavoro: condanna a 3 anni e 8 mesi per il portalettere e a 3 anni per il medico
Condanna a 3 anni e 8 mesi per Omar Barrese, dipendente di Poste Italiane, e a 3 anni per il medico Camillo Pennisi, per i reati a vario titolo di corruzione, truffa e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale i...
Condanna a 3 anni e 8 mesi per Omar Barrese, dipendente di Poste Italiane, e a 3 anni per il medico Camillo Pennisi, per i reati a vario titolo di corruzione, truffa e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in concorso. Il giudice Rosa Maria Fornelli ha disposto per entrambi anche l'interdizione dai pubblici uffici e incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione per cinque anni. Disposto nei confronti di Barrese (contro il quale l'azienda si era costituita parte civile) anche un risarcimento di 9 mila euro a poste Italiane. E sempre il giudice ha disposto anche la trasmissione degli atti al pm per procedere nei confronti di Pennisi per truffa ai danni delle Poste.
Il caso era scoppiato nel dicembre del 2023, nell’ambito di un’indagine dei Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Verbania coordinati dal luogotenente Massimo Verzotto e diretta dalla ex procuratrice Olimpia Bossi. Entrambi gli indagati erano finiti ai domiciliari. Secondo l’accusa, il dottore produceva documenti attestanti una depressione che il portalettere utilizzava per non recarsi al lavoro. In cambio del rilascio delle certificazioni mediche, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il medico avrebbe ottenuto benefit, tra cui passaggi in auto verso l’aeroporto di Malpensa. I fatti si sarebbero svolti nell’arco di un paio di anni, tra il 2022 e il 2023, e nel periodo di assenza dall’impiego il postino avrebbe anche gestito un bar di Verbania, intestato al figlio e frequentato anche dal medico. Accuse rigettate dall'avvocato Clairissa Tacchini, che difende Pennisi, e che ha sottolineato come non sia mai stato accertato che il postino non fosse veramente depresso. La difesa aveva anche chiesto di ascoltare un perito, non ammesso dal giudice. Inoltre, ha prodotto sentenze della Cassazione che indicano come in caso di depressione il dipendente non sia obbligato a rimanere a casa, proprio per le caratteristiche di questa patologia. Tacchini, che annuncia ricorso in Appello non appena arriveranno le motivazioni della sentenza, aggiunge anche che non sia emersa la prova dell'esistenza di un accordo tra i due.
Il processo, nel quale Poste Italiane si è costituita parte civile nei confronti del dipendente avanzando una richiesta di circa 18mila euro oltre a presunti danni di immagine, si è celebrato con rito abbreviato. Nella scorsa udienza il procuratore Alessandro Pepè ha chiesto sei anni per Barrese e tre anni e sei mesi per Pennisi.