Borgo Ticino, il comune ha ottenuto 400 mila euro come indennizzo per la strage del '44
Il Ministero dell’Economia ha erogato 400mila euro al comune di Borgo Ticino come risarcimento per la strage nazifascista messa in atto il 13 agosto 1944 in paese: quel giorno furono uccisi 12 giovani scelti a caso tr...
Il Ministero dell’Economia ha erogato 400mila euro al comune di Borgo Ticino come risarcimento per la strage nazifascista messa in atto il 13 agosto 1944 in paese: quel giorno furono uccisi 12 giovani scelti a caso tra gli abitanti. Prelevarono chi giocava a carte o a bocce al Circolo per la festività. A comunicare la notizia è stato il sindaco Alessandro Marchese che spiega:. La strage di Borgo Ticino fu una rappresaglia della seconda guerra mondiale, verificatasi domenica 13 agosto 1944 quando, in risposta ad un attacco partigiano a un convoglio tedesco che aveva provocato il ferimento di quattro soldati, vennero fucilati 12 civili scelti a caso tra la popolazione. Il prologo: il 13 agosto, nella frazione di borgo San Michele un camion della Wehrmacht che trasportava taniche di benzina fu attaccato da un gruppo di partigiani. L’attacco provocò il ferimento di quattro soldati tedeschi. Come rappresaglia, in ottemperanza al bando Kesselring, il capitano Waldemar Krumhaar informò il comando delle SS retto dal capitano Holm, che dispose la fucilazione di dodici ostaggi, da prelevarsi dalla popolazione, tre per ogni ferito. Nella fase preparatoria fu richiesta da parte dei tedeschi anche la presenza degli uomini della Xª Flottiglia MAS comandata del tenente Ongarillo Ungarelli. Gli abitanti furono portati nella piazza principale e divisi tra uomini e donne. Dal gruppo degli uomini furono tratti i dodici prescelti. Uno solo si salvò in quanto cadde a terra con i compagni e restò immobile sino al recupero delle salme. Autonomamente il capitano Krumhaar stabilì di incendiare il paese con i lanciafiamme e di far pagare una taglia di 300.000 lire come risarcimento. Successivamente furono fatti sgombrare con la forza i residenti e il paese fu bruciato. Alla popolazione furono chiesti oro, gioielli e preziosi. Fino al giorno dopo fu impedito ai residenti di rientrare nel paese e di recuperare le salme per dar loro la giusta sepoltura. L’avvocato Andrea Speranzoni, che ha seguito la causa, ha spiegato l’iter burocratico per arrivare alla conclusione. "Impiegheremo quella cifra per ricordare il sacrificio delle dodici vittime della strage – ha affermato il sindaco Alessandro Marchese- Per prima cosa cercheremo di riacquistare lo stabile delle vecchie carceri, che si affaccia sulla piazza dei Martiri, per ricavarne un museo della memoria".