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Chiusura Poste, vincono i Comuni

Il tar annullato il piano di Poste italiane per i comuni montani. Resta chiuso solo l’ufficio di Carciano

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Chiusura degli uffici postali: vincono i Comuni. Il TAR del PIemonte, con una sentenza pubblicata questo pomeriggio, ha accolto il ricorso promosso dai Comuni di Antrona Schieranco, Miazzina, Premeno, Bee, Cossogno, Macugnaga, rappresentati dall’avvocato Alessandra Simone, contro Poste Italiane. La chiusura degli uffici montani viene considerata illegittima dai giudici del tribunale amministrativo. Accolta solo quella dell’ufficio di Carciano, dal momento che Stresa viene considerato un Comune solo parzialmente montano.

Secondo la legge, spiegano i giudici, il servizio postale universale deve essere assicurato “permanentemente in tutti i punti del territorio nazionale, incluse le situazioni particolari delle isole minori e delle zone rurali e montane, a prezzi accessibili all’utenza”.

Secondo un decreto ministeriale e una delibera di Agcom, autorità garante per le comunicazioni, esiste il divieto assoluto di “chiusura definitiva e totale” solo per gli uffici che siano presidio unico in comuni insulari o montani. In questi casi, va garantita una apertura minima di 3 giorni e 18 ore la settimana. Un’ulteriore riduzione sarebbe possibile solo per Comuni con meno di 500 abitanti o distanti non più di 3 chilometri da un altro ufficio postale che sia aperto in modo continuativo per tre giorni a settimana. Criteri che secondo il Tar non vengono previsti nel piano di rimodulazione di Poste Italiane, che prevedeva aperture tra le 15 e le 16 ore settimanali per ciascuno dei Comuni, tutti montani e sopra i 500 abitanti o comunque distanti più di 3 chilometri dall’ufficio più vicino. Il piano, che sarebbe entrato in vigore da settembre, è perciò illegittimo. 

 

M.e.g.

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