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Scoraggiare i tuffi a Punta Vevera, amministrazione di Arona al lavoro

Accanto ai cartelli di divieto già presenti il pattugliamento degli agenti della polizia locale

 

arona dallalto

 

Evitare un nuovo annegato a Punta Vevera ad Arona. Questo è l’impegno dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Alberto Gusmeroli. E’ impensabile che ogni anno ci scappi un morto, se non due come nel 2016. Il primo accorgimento per scoraggiare che si tuffa in acqua, incurante dei cartelli di divieto scritti in più lingue, è quello del pattugliamento degli agenti della polizia locale.

Previsti almeno otto passaggi, partendo dalle 7.30 e fino a poco prima delle 19. Il sabato e la domenica in supporto anche l'intervento dei volontari della Protezione civile e degli Aib che hanno sede a Montrigiasco.

Multe ancora non ne sono state date, l’intervento dei vigili è mirato a scoraggiare chi prende il sole sulla riva ad entrare in acqua; se qualcuno si fosse già immerso, viene lanciato il richiamo ad uscire immediatamente e ne vengono prese le generalità. Nuovi cartelli in fregio alla battigia sono stati posizionati.

Lanciano un monito i consiglieri comunali che siedono sui banchi della minoranza,<Non bastano, occorre segnalare il divieto dalla foce del Vevera sino a quella del rio Arlasca. Tanto più che la zona da un lato è pericolosa, dall’altro perché i due corsi d’acqua portano ancora sostanze inquinanti sebbene siano stati effettuati degli interventi> e aggiungono:<I cartelli di divieto, magari con il disegno del simbolo di divieto di balneazione, intuibile anche da chi non conosce le lingue, andrebbero posizionati lungo tutto corso Europa, ovviamente Lido escluso>.

Pensare che quella zona tra la Vevera e ove sorge ora la Darsena di corso Europa, dagli anni Cinquanta sino agli Ottanta era la spiaggia preferita dalla gioventù aronese. L’acqua era più pulita di oggi, il fondale era in sabbia e scendeva gradualmente, quindi si poteva entrare anche una quarantina di metri dalla riva, toccando con i piedi. Al tempo c’erano anche i pescatori con il loro 'casotto' che, oltre ad essere centro per lo sport preferito, fungevano da custodi e guardiani della spiaggia. Negli anni Novanta il casotto, una sorta di palafitta in legno, è stato incendiato dai vandali e mai più ricostruito.

 

di Franco Filipetto

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