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Funghi, decalogo della Società italiana di Tossicologia

Consumo consapevole e corretta raccolta dei funghi. Oggi al Castelli una mostra promossa dall'Asl in collaborazione con l'associazione "La Bresadola"

 

verbania ospedale funghi

Pericoli nei boschi ma anche a tavola. Se il soccorso alpino mette in guardia i cercatori di funghi sui rischi che si corrono ad effettuare gite in montagna senza adeguate attrezzature e preparazione (solo nel VCO si contano undici interventi in poco più di una settimana, che salgono a 20, in Piemonte, per fungiatt dispersi o infortunati) anche l'Asl punta sulla prevenzione e a tal proposito ha allestito oggi presso l’atrio dell’ospedale Castelli di Verbania una mostra di funghi commestibili, non commestibili e mortali. L’esposizione è stata organizzata in collaborazione con l’Associazione Micologica Bresadola, per sensibilizzare i cittadini sul consumo responsabile e sulla corretta raccolta dei funghi. Dalle 10 alle 15 rappresentanti dell’Associazione Bresadola e i Micologi del Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL VCO si sono resi disponibile disponibili per chiarimenti e informazioni su un corretto consumo dei funghi epigei spontanei. "Si ricorda che da giugno a novembre – evidenziano dall’Asl del VCO -  è attivo il servizio di reperibilità micologica che attraverso il Servizio micologico garantirà un'attività di supporto agli ospedali del territorio in caso di intossicazioni da funghi". Intanto un monito viene lanciato anche dalla Società Italiana di Tossicologia: "Ogni anno – fanno sapere dall'istituto -  i medici dei Centri Antiveleni forniscono consulenza specialistica per migliaia di pazienti che accedono nei Pronto  Soccorso di tutta Italia con sintomi di intossicazione dopo aver consumato funghi. Spesso si tratta di accessi di interi nuclei familiari o di intere tavolate di amici, tali da mettere in difficoltà l’organizzazione stessa degli ospedali. I funghi consumati comprendono sia specie commestibili che velenose. Nel primo caso si tratta di intossicazioni causate dall’ingestione di quantità eccessive (in particolare di porcini crudi), di funghi non adeguatamente cotti (chiodini) o preparati (laricini) oppure non in perfette condizioni". "Non deve stupire – evidenziano ancora dall’istituto - che i pazienti con sintomi conseguenti all’ingestione di funghi commestibili possano arrivare a rappresentare quasi la metà della casistica annuale di un centro antiveleni. A preoccupare maggiormente sono tuttavia le intossicazioni causate dalla raccolta e dal consumo di funghi velenosi (centinaia di specie), che sono in grado di causare patologie gravi e talvolta letali. E non bisogna commettere l’errore di pensare solo all’Amanita phalloides (il fungo mortale più noto). Per l’ingestione di moltissime specie velenose sono spesso necessari molti giorni di ricovero, anche quando non si arriva al trapianto di fegato, alla dialisi o alla morte". "Non si tratta di fare allarmismo – concludono dalla Società Italiana di Tossicologia - ma di cercare di arginare un fenomeno assurdo che porta le persone a rischiare la propria vita per gustare un piatto di funghi. Ovviamente il modo di consumare funghi in sicurezza esiste: raccogliere solo funghi di cui si è assolutamente certi della commestibilità e, nel dubbio, fare ispezionare il proprio raccolto presso gli ispettorati micologici dell’ASL".

 

Marco De Ambrosis  

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