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“Anza… sei ganza”!

Una persona solare, simpatica, sorridente, ‘ganza’, come era scritto sui muri su Novara; ecco chi era Sara Anzanello, scomparsa nella giornata di ieri: tanti successi nei club ma anche quel maledetto scudetto sfuggito in ben sei finali, tante le soddisfazioni in nazionale.

sara anzanello

 

Sapevi che le cose erano un pochino complicate ma le brutte notizie che ti arrivano così, come una coltellata, non le accetti mai, anche quando sai che sono dietro l’angolo, anche quando credi che uno sportivo sia una sorte di immortale. Sara Anzanello non c’è più, se n’è andata oggi dopo aver murato tanti colpi della sorte con quella grinta e quel carattere che l’ha contraddistinta, sino a che il destino le ha fatto mani fuori. Cosa si fa in questi casi? Cosa si fa quando un grande dello sport ci lascia? Beh si prendono gli almanacchi, si sciorinano i palmares ed allora lei, veneta di San Donà è una delle creazioni del Club Italia prima di passare ai club. Come dimenticare Coppa Italia e promozione dalla A2 con Agil Trecate nel 2001? Col sodalizio che poi diventerà Asystel Novara sono arrivate una Coppa Italia, una Supercoppa, due Coppa Cev, una Top Team Cup ed anche quattro scudetti volati via solo in finale. Fu involontariamente lei la causa dell’esonero di Luciano Pedullà nella stagione 2002/2003; su indicazione dei vertici tecnici azzurri il buon Luciano voleva trasformarla da centrale in opposto, la società la voleva centrale: via il coach novarese, dentro la leggendaria Lang Ping e lei che resta centrale…anche in nazionale. Poi Villa Cortese ed anche li due Coppa Italia ed altrettante finali scudetto perse, maledetto tricolore, che l’Anza ha sfiorato sei volte e per sei volte ha dovuto guardare vincere l’avversaria in finale. Dopo di che va via dall’Italia, alla Azerrail Baku. E l’azzurro? Ce n’è e tanto: fa parte della nazionale iridata di Bonitta del 2002, vince con la nazionale guidata da Barbolini due Coppa del Mondo e ci sono anche un argento agli europei 2005, due argenti e tre bronzi al World Gran Prix. E’ ancora tesserata per il club azero quando, nel marzo del 2013 contrae una forma di epatite aggressiva, è necessario un trapianto del fegato. Il mondo del volley è con lei, si trova l’organo (di un uomo maceratese) l’intervento al Niguarda di MIlano riesce, si riprende bene tanto da far da assistente di Marco Mencarelli al Club Italia nel 2014/2014. Addirittura l’anno successivo, 2015/2016, torna in campo con la squadra di B1 della Igor Gorgonzola Novara e lo fa, questa volta si, da opposto. Un solo anno, poi lo stop. Da qualche mese la consapevolezza che un nuovo male, altrettanto bastardo, si era insinuato nel suo corpo da atleta che già aveva parato una malattia seria. Lei stessa lo ha reso noto su Facebook chiedendo un pensiero, una preghiera scrivendo così: “Devo fare un altro trapianto, ma mi hanno diagnosticato un tumore al sistema linfatico. Ed ora inizierò i cicli di chemioterapia, ho paura perché voglio vivere”. I suoi post sui social per tifare le azzurre ai mondiali, sino a pochi giorni fa, sino a pochi giorni dalla scomparsa che ha creato sgomento, lacrime. No, non ci basta ricordare così Sara, perché lei era una persona solare, speciale, sempre col sorriso, sempre con la battuta pronta nel post gara, quando era bello scambiare due chiacchiere e soprattutto nelle interviste. Quante ne abbiamo viste di partite e fatte di interviste insieme all’amico e collega Daniele Piovera, quando nemmeno trentenni raccontavamo le gesta di quella Novara, di quelle ragazze quasi coetanee. La chiamavano ‘Grande Puffo’, il tutto perché una volta arrivò in palestra coi capelli colorati di blu per una tinta andata male. Sara Anzanello che metteva a terra i primi tempi alzati da HeQi o da Leo Lo Bianco con un beffando pallonetto a buggerare il muro che avevamo ribattezzato ‘Anzanellata’, nomignolo che ci sovviene ogni volta che nella (tante) partite di volley alle quali assistiamo vediamo un colpo del genere, Sara Anzanello che si riscaldava in bagher con Paola Cardullo e le loro braccia da lontane si avvicinavano, si avvicinavano, si avvicinavano e la palla non cadeva mai. Lei era parte importante di quella Novara; ‘Anza sei ganza’, c’era scritto fino a qualche poco tempo fa sotto un cavalcavia di Novara che immetteva in Viale Kennedy e lei ‘ganza’, neologismo che nemmeno serve spiegarlo, lo è stata davvero nel combattere i mali che l’hanno colpita. Ora, sono tanti i pensieri ed i ricordi di chi scrive, la lacrima scende, siamo sensibili e non ci provoca vergogna dirlo; sono tante e senza risposta le domande sui perché innalzati al “Dio della vita e della morte” e allora ci piace pensare che Dio abbia avuto bisogno di una centrale forte, per puntellare il muro della squadra del cielo ed abbia chiamato proprio Sara Anzanello; Signore, che colpo di mercato che hai fatto!!! Ciao Anza, sorridici sempre…

GT

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