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Addio Paolo Petrucci, piange il calcio verbanese

pallone genericoll calcio verbanese è in lutto per la scomparsa di Paolo Petrucci, 74 anni, un passato da giocatore, allenatore di giovani talenti e successivamente consigliere e nello specifico tesoriere del Verbania Calcio sino ai primi anni 2000. I funerali venerdì alle 16.00 nella Chiesa dell’ex San Luigi

Il calcio verbanese piange: se n’è andato Paolo Petrucci, aveva 74 anni, vinto da un male infame che già una volta, in vita, aveva sconfotto. Per il Verbania è stato tutto: prima giocatore nel settore giovanile, successivamente istruttore, di quelli che allora insegnava il gioco del calcio: i fondamentali che lui chiamava all’inglese: il ‘drop’, lo ‘shoot’, lo ‘stop’. E poi ancora consigliere, in un ruolo delicato come quello del tesoriere, quello che deve far quadrare i conti anche quando i conti non quadrano mai. Quando tutto d’un tratto mancano i liquidi per ‘fare le buste’ o per saldare il pullman, il ristorante, ed allora serve far saltare fuori i soldi da qualche parte. Lui che per anni ha lavorato come venditore (oggi li chiamano agenti di vendita o rappresentanti) di una nota marca di formaggi si trovava alla grande nel compito che lo ha portato ad essere l’uomo dei conti nelle reggenze del primo Luigi Pedretti, con Pippo Resta, con Marco Marzano ed Antonio Bruno, con Carlo Gasparini ed anche con la complicata reggenza della famiglia Marone, forse l’anno più difficile per il Petrucci dirigente. Sopratutto nei primi anni i suoi bilanci di previsione (roba che oggi, ci scommettiamo, tanti club non sanno nemmeno cosa siano) erano poi assolutamente rispettati in quelli conclusivi). Era una brava persona Paolo Petrucci, che per i colori bianco cerchiati ha dato più della sua semplice opera. Non era difficile vederlo aprire la porta della sua casa di Corso Cairoli ad un giocatore per cena. Invitare a casa sua il giorno di Natale un altro giocatore (non faremo nomi nemmeno riferimenti a chi o a quando ma siamo stati testimoni oculari di tutto questo) a cui non era stato permesso di tornare a casa sua per le feste o addirittura allungargli 50 mila lire perché non aveva in tasca nemmeno una monetina. Paolo era questo, un uomo buono, che magari ogni tanto sbottava, umane e caduche debolezze, ma lo faceva solo perché aveva quei colori nel cuore. Ciao Paolo; il mondo del calcio verbanese oggi così stupidamente diviso ricorderà un uomo buono come deve e lo farà anche chi scrive, con gli occhi umidi, col pensiero a quei giorni belli nei quali l’allora giovanissimo cronista era al seguito di quei Verbania: ‘Sit tibi terra levis’ amico caro… Le esequie si terranno venerdì alle 16.00 presso la Chiesa di Maria Ausiliatrice (ex San Luigi) a Verbania Intra.

GT

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