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Domo: si è spento Aldo Moretti, prigioniero dei tedeschi e dei sovietici

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Dopo una breve malattia si è spento a Domodossola Aldo Moretti, testimone delle vicende belliche della Seconda guerra mondiale, che raccontò anche in un diario la sua dolorosa esperienza di Internato Militare Italiano nei lager tedeschi e poi, dopo la “liberazione” da parte dell’Armata Rossa, di prigioniero nei gulag sovietici.

Nato a Cadarese di Premia nel 1923, arruolato in Fanteria, venne inviato in Dalmazia dove i tedeschi all’atto dell’armistizio lo catturarono insieme con i suoi commilitoni, di qui cominciò il calvario della deportazione che lo portò nel lager nazista di Minsk in Bielorussia e successivamente, dopo l’arrivo delle truppe sovietiche, dietro i reticolati del più grande campo di concentramento sovietico, quello di Tambov, in cui per le spaventose condizioni di vita il tasso di mortalità dei prigionieri era del 70%.

Sopravvissuto al freddo, alla denutrizione, alle violenze gratuite dei carcerieri, Aldo Moretti rimpatriò solo nell’autunno del 1945 e di quell’esperienza lasciò un diario redatto in due tempi, la prima parte nel 1946, la seconda quarant’anni dopo, pubblicato prima nell’ambito di una iniziativa scolastica con l’allora ITC “Einaudi” e nel 2005 in una edizione ampliata e con foto ed approfondimenti storici e geografici edita dall’Associazione Nazionale Ex Internati, di cui fu attivo componente e membro del direttivo locale.

Il “Diario e testimonianze della mia prigionia” risulta di particolare valore documentale, anche perché Aldo Moretti fece la poco invidiabile esperienza di trovarsi prigioniero sia nei lager nazisti che in quelli sovietici.

Di professione ciabattino, Moretti si trasferì a Domodossola nel 1957, rilevando un negozio di calzature in piazza Mercato, che gestì sino alla metà degli Ottanta.

Aldo Moretti era insignito di Croce al merito di guerra, del Distintivo d’onore per i Patrioti Volontari e dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.

Come si legge nell’introduzione all’ultima edizione dei suo diario, “Nonostante la tragicità della sua esperienza, gli orrori visti, le sofferenze subite in tempo di guerra e le difficoltà della vita, Moretti non ha mai perso il suo carattere affabile e cordiale, pronto alla battuta allegra ma anche venata di saggezza, capace di comunicare grande serenità al prossimo”.


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