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Famiglia travolta da un'auto a Intra, depositata la perizia

 
L'incidente, lo scorso 23 marzo. Il giovane alla guida della vettura dice di aver avuto un colpo di sonno
 
 tribunale verbania
 
Il perito della Procura ha depositato la propria relazione sul terribile incidente avvenuto il 23 marzo scorso alle 22.46 in via Vittorio Veneto a Intra, quando una famiglia che camminava sul marciapiede a lato della strada fu travolta da un'auto che viaggiava contromano. Il consulente tecnico del Tribunale di Milano Stefano Alifano ha ricostruito quei drammatici momenti, stabilendo che la Ford Fusion guidata da un venticinquenne di Vogogna, giunta sul ponte del San Bernardino ha invaso la corsia opposta. In quel momento arrivava in direzione di Pallanza una Hyundai Santa Fe, che ha deviato bruscamente a sinistra, urtando la Ford lateralmente. L'auto impazzita ha proseguito, in diagonale,fino a travolgere le persone che camminavano sul marciapiede. Un uomo di 54 anni, Gianni Agosti e la compagna di 58 sono stati sbalzati giù dal ponte. Agosti è morto sul colpo, mentre la compagna ha riportato diverse fratture e lesioni gravissime. Sono stati travolti e rimasti sul marciapiede anche la nuora della compagna di Agosti, di 34 anni, anche lei gravissima, e il suo bambino di pochi anni nel passeggino, che ha riportato diverse lesioni. 
La perizia ha stabilito che non c'è stata alcuna corresponsabilità da parte delle vittime nell'incidente, dal momento che camminavano regolarmente sul marciapiede. Al momento non ci sono spiegazioni certe sulla causa della tragedia se non quella data dal giovane conducente dell'auto, che viaggiava a una velocità ricostruita di circa 30 km all'ora, indagato per omicidio stradale e lesioni gravissime, che ha detto di essere stato colto da un colpo di sonno e di essersi svegliato solo al momento dell'impatto. Il venticinquenne è difeso dagli avvocati Valeria Sannella e Guido Pitzalis, mentre il padre di Agosti si è affidato all'avvocato Gabriele Pipicelli, Anche gli altri familiari hanno già nominato propri difensori di fiducia.  
 
di Maria Elisa Gualandris
 
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