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Arona, il sogno della circonvallazione

L'opera avrebbe dovuto essere realizzata negli anni 80

arona dallalto

 

Con l’esposto di una cittadina di Arona per le modifiche previste alla viabilità della città alta ritorna alla ribalta un problema che si trascina da almeno tre decenni. E’ quello relativo alla creazione della circonvallazione. Doveva essere realizzata negli anni Ottanta con i contributi per le opere di adduzione all’autostrada A/26 dei Trafori, Voltri – Gravellona. A disposizione c’era un finanziamento di ben 21 miliardi di vecchie lire, non solo una cifra ipotetica, bensì una somma accantonata appositamente per quell’opera. Subito dopo il progetto preliminare, allora a bloccare l’iter fu un esposto presentato dal proprietario di una villa vicina allo svincolo nord dell’uscita della galleria che avrebbe sottopassato la Rocca Borromeo per circa 800 metri. Il tracciato era previsto a sud in corrispondenza di via Valle Vevera, non lontano dalla sede locale dell’Enel. L’uscita a nord sulla statale 33 del Sempione, in corrispondenza della Fornace per la lavorazione della calce, di rimpetto al Cit Bar. I sondaggi geologici avevano già stabilito che la roccia di dolomia sarebbe stata in grado di reggere la volta del tunnel senza la necessità di porre dei manufatti in cemento armato, al massimo si sarebbe resa necessaria solo l’opera di intonacatura delle pareti e del soffitto del tunnel. La contestazione portò alle lungaggini burocratiche nella progettazione e Anas dirottò la cifra per altre opere del Piemonte. I politici del tempo non ebbero la forza di contrastare l’opposizione di un singolo cittadino. Una circonvallazione potrebbe eliminare dal centro il transito di mezzi pesanti o vetture provenienti da Sud e diretti oltre Meina e quelli che da Nord proseguono verso Milano o Borgomanero, senza la necessità di fermarsi. Avrebbe favorito gli automobilisti e resa più vivibile la città. Si è citato più volte l’esempio di Ascona, in Svizzera, che ha una circonvallazione in galleria, un esempio rimasto nelle parole e mai reso concreto. Una “grossa opportunità persa” venne definita la mancata costruzione dell’opera.

 

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