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Corruzione giudiziaria: 7 indagati

Si tratta di imprenditori e avvocati, tra loro il giudice di pace Carlo Crapanzano che replica: "Attacco spropositato e ingiustificato contro di me" 

crapanzano

 

Corruzione giudiziaria: è l’ipotesi di reato dell’indagine della Procura di Milano, coordinata dalla Procuratrice Ilda Boccassini e dal sostituto procuratore Paolo Filippini, nei confronti di sette persone, tra avvocati e imprenditori. Mercoledì, la Polizia di Stato e la Polizia giudiziaria della Procura meneghina, insieme a personale dell'aliquota Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Verbania, ha proceduto a eseguire a Domodossola, Verbania e Novara un decreto di perquisizione negli uffici del giudice di pace del Tribunale di Verbania Carlo Crapanzano, classe 1966, dell’avvocato domese R.D.F., classe 1994, e nella sede della Gran Loggia massonica degli ALAM di Novara.

Oltre a Crapanzano, sono indagati l’avvocato domese, e altre persone, tra imprenditori e professionisti locali: A.D., classe 1996, S.F., classe 1952, O.T., classe 1976, G.R., classe 1996 e M.D.V., classe 1974.

L'indagine risale al maggio 2018, quando veniva segnalato alla Procura di Verbania il presunto anomalo accoglimento da parte del Giudice Crapanzano di un ricorso per una contravvenzione al Codice della Strada.

Dalle successive indagini sarebbe emerso che diversi ricorrenti, presentati o sponsorizzati da persone influenti sul territorio, avrebbero contattato direttamente Crapanzano per presentare i propri ricorsi. E’ emersa anche l'appartenenza di Crapanzano alla Gran Loggia degli ALAM di Novara. Ciò che è risultato maggiormente significativo, spiegano in una nota gli inquirenti, è l'intensa frequentazione di Crapanzano con alcuni imprenditori locali appartenenti alla Loggia che sembrano avere usufruito di veri e propri favori da parte del Giudice o, comunque, della sua attività professionale, mettendo ciascuno le proprie professionalità al servizio della ristretta cerchia di massoni, per il bene comune del gruppo. Secondo gli inquirenti, Crapanzano avrebbe elargito favori e consulenze tramite l’avvocato coinvolto, con lo scopo di fare gli interessi della Loggia per il primo, e ottenere incarichi professionali, e quindi remunerazioni, per la seconda.

Sarebbe apparso evidente, aggiungono gli inquirenti, nel complesso, come Crapanzano abbia mantenuto una sostanziale regia dietro numerosi ricorsi affinché potesse trattarli personalmente o, comunque, potesse contribuire al buon esito delle vicende giudiziarie tramite l’avvocato.

Crapanzano, che già ieri aveva rassegnato le proprie dimissioni, ritiene di essere stato vittima di un attacco: “Come sa chi mi conosce sono sempre stato e sarò sempre un garantista. Ho applicato il principio di non colpevolezza a chiunque sempre e in ogni luogo, ma evidentemente qualcuno dimentica che nella vita ci vuole serietà e correttezza, sempre e qualunque cosa succeda. E' evidente che sono personalmente oggetto di un attacco spropositato e ingiustificato e agirò nelle sedi competenti per tutelare il mio nome e la mia immagine, come chiunque. Ieri mi sono dimesso da giudice di pace: la mia correttezza prevale sempre su ogni altra cosa. Se qualcuno, per ragioni a me incomprensibili, crede di minare la mia serietà e la mia serenità si sbaglia di grosso. Ho dato mandato ai miei legali e stiamo valutando le azioni giudiziarie da intraprendere. Non permetto a nessuno, soprattutto a chi non mi conosce, di dubitare della mia persona. La giustizia è un concetto troppo importante per ridurlo a una chiacchiera da bar".

di Maria Elisa Gualandris

 

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