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Chiusura Bpm. Cristina : " Opportunità per altre banche "

La parlamentare forzista ha scritto agli altri istituti del territorio per sollecitarli a coprire il vuoto lasciato da Bpm
 
 
premosello bpm
 
Chiusura degli sportelli della Bpm nei Comuni di Baceno, Bannio Anzino, Cambiasca, Premosello Chiovenda, Varzo e Vogogna, il territorio si mobilita. La deputata di Forza Italia Mirella Cristina ha lanciato un’iniziativa: «Purtroppo la politica, a qualunque livello, non può decidere nulla riguardo un istituto di credito privato - spiega -. Pertanto, invece che scrivere una sterile interrogazione parlamentare, che oltretutto senza un governo che possa fornire una risposta resterà lettera morta per chissà quanto tempo, sto contattando tutte le banche già presenti nel Vco per segnalare quella che di fatto si rivela essere un’opportunità commerciale».
E aggiunge: «Questi centri, chi più chi meno, godono inoltre di un buon flusso turistico e sul loro territorio vi sono numerose seconde case che nei periodi delle festività e in estate fanno aumentare, anche sensibilmente, la popolazione. Insomma - rileva Mirella Cristina -, i clienti non mancano e non è detto che qualche istituto di credito non valuti di estendere in queste zone la propria rete di filiali o perlomeno di bancomat, al servizio della cittadinanza e dell’utenza turistica».
Sono una decina le banche contattate, a cominciare da Intesa San Paolo, conclude Cristina, “che avendo rilevato Veneto banca dovrebbe aver ereditato quel ruolo di “banca del territorio” che un tempo, purtroppo oramai lontano, apparteneva alla Banca popolare di Intra. Ruolo al quale invece sembra aver abdicato l’ex Banca popolare di Novara, dopo l’ennesima fusione che ha portato alla creazione di un unico gruppo con la Popolare di Milano». Intanto i sindaci di Baceno Stefano Costa, di Premia Fausto Braita e di  Formazza Bruna Papa hanno scritto una lettera a Bpm: “Per gli utenti risulta incomprensibile la strategia di un istituto bancario, da sempre punto di riferimento per le esigenze quotidiane della gente della valle che vuole continuare a vivere in montagna, ma che costantemente si vede deprivata di servizi essenziali. Tale scelta può essere interpretata solo come un’arida strategia economica che non tiene in nessun conto un rapporto di fiducia consolidato nel tempo”. 
 
 
Maria Elisa Gualandris 
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