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" Diamoci un taglio". Spadone : " In caso di vittoria partiti non potranno opporsi"

 domo diamoci taglio

Referendum pro Lombardia. Il consigliere Spadone : " Importante il numero di persone che si presenteranno alle urne. Nessuna forza politica potrà opporsi alla scelta del Popolo"

 

COMUNICATO STAMPA _ A  chi afferma che la Provincia del VCO non ha un proprio regolamento specifico e, pertanto, si trova nella impossibilità di indire il referendum, credo sia opportuno ribadire - come più volte detto nel corso degli incontri fino ad oggi tenutisi - che lo Statuto provinciale disciplina dettagliatamente le modalità referendarie (firme, disamina quesito, verifica accoglibilità, modalità di indizione) e quindi la presenza o meno di un regolamento ad hoc risulta del tutto insignificante ai fini del referendum. Tra l'altro nella fase successiva all'indizione  si applica la Legge nazionale sui referendum previsti in Costituzione, quale questo è, e quindi la Legge 352/70, artt. 41 e seguenti, rendendo quindi possibile da un punto di vista giuridico il percorso intrapreso dal "Comitato per il VCO e Novara alla Regione Lombardia".

 

Al di là di come la si pensi, favorevoli o contrari, il vero problema è rappresentato dal numero degli elettori che si presenteranno alle urne: in caso di una vittoria a larga maggioranza del sì e tenuto conto del quorum necessario, nessuna forza politica presente in Parlamento potrà ragionevolmente opporsi a una scelta del popolo, in particolare nel momento in cui, come avvenuto, la Regione che accoglie ha già espresso un parere favorevole (la Costituzione prevede che le Regioni siano solo sentite, con un parere necessario ma non vincolante, mentre dal 2004 non è più necessaria una deliberazione favorevole dei Comuni che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni residenti nelle due Regioni interessate).

La decisione è quindi nella mani dei cittadini del VCO.

Piuttosto, assai più controverso è il percorso delle ZES (zone economicamente speciali): queste devono essere previste con Legge e, trattandosi di aiuti di Stato, subordinate a requisiti ben precisi, quali la deroga dell'Unione Europea in presenza di un territorio fortemente depresso. Ad oggi, con il Decreto Legge 91/2017, sono inoltre state definite come ZES quelle parti di territorio "che comprendano almeno un'area portuale".

Inoltre, sempre secondo il citato Decreto Legge, le proposte di istituzione di una ZES possono essere presentate dalle Regioni meno sviluppate e in transizione, così come individuate dalla normativa europea, ammissibili alle deroghe previste dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Insomma, in questo caso la scelta è calata dall'alto tra mille difficoltà e non è in capo alla diretta volontà del territorio, che si pone comunque in concorrenza con tante altre aree d'Italia (e non solo) che ambiscono anch'esse a una minore pressione fiscale.

Infine, è appena il caso di evidenziare che le ZES hanno durata limitata, mentre i benefici della Regione Lombardia sarebbero costanti nel tempo.

Pur dando atto che ambedue le strade - che non si elidono - consentirebbero vantaggi sul territorio, tra le due quella più facilmente percorribile (ovviamente subordinata ai numeri della volontà popolare) è certo quella lombarda.

 

Intanto il Comitato pro Referendum ha convocato per lunedì 13 novemre alle 21 presso teatro Galletti a Domodossola un incontro pubblico. Appuntamento alle ore 21.

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