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Dibattito sugli stipendi dei direttori delle Asl

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Comunicato Stampa - Nella seduta del Consiglio regionale del 9 novembre è proseguito il dibattito sulla comunicazione svolta, nell’ultima seduta d’Aula del 25 ottobre, da parte dell’assessore alla Sanità in merito alla decisione di aumentare lo stipendio dei direttori generali delle aziende sanitarie.

L’assessore aveva motivato questa decisione per adeguare lo stipendio agli standard delle altre regioni, evitando “lo scippo” di dirigenti capaci, retribuendo le responsabilità esistenti all’interno di una struttura complessa come quella sanitaria. “Grazie anche a queste professionalità – ha continuato l’assessore – siamo riusciti a riportare i fondi in equilibrio, con un avanzo di gestione di 25 milioni di euro, nonostante l’aver dovuto coprire con risorse del Fondo sanitario indistinto i costi dei farmaci innovativi per l’epatite C e urgenti interventi di edilizia sanitaria”. In tema di personale del sistema sanitario, l’assessore ha poi ricordato che nell’aprile 2015 il Piemonte è stata l’unica regione italiana a essere autorizzata a sbloccare completamente il turnover per il personale, cosa che ha permesso nel 2015 e 2016 di sostituire con nuovi dipendenti e con la stabilizzazione dei precari chi è andato in pensione, effettuando 2.600 assunzioni di medici, infermieri e operatori socio-sanitari. Anche nel 2017 tutto il personale sanitario che cesserà l’attività sarà sostituito, e il numero complessivo crescerà ancora di altre 500 unità che serviranno in prevalenza per risolvere il problema dei riposi nelle turnazioni e per ridurre le liste d’attesa.

Il primo gruppo a prendere la parola è stato quello del M5S, con tre consiglieri (e che era già intervenuto con un consigliere nella seduta precedente), rilevando come il direttore della Sanità ed altri direttori di spicco del nostro sistema sanitario abbiano dato le dimissioni, in quanto “abbandonano la barca che sta affondando, non basta aumentare gli stipendi per trattenerli”. Secondo gli esponenti del gruppo M5S “piuttosto bisognerebbe incrementare le retribuzioni dei dipendenti del comparto che hanno gli stipendi bloccati e soffrono di sovraccarico di lavoro essendo il turnover fermo dal 2010. Mancano anche le risorse per pagare gli straordinari ai quali sono costretti”. Infine è stato sottolineato come l’adeguamento agli stipendi più alti dei manger di altre regioni, come la Lombardia, dovrebbe essere contestuale “al raggiungimento dei migliori standard di quelle regioni”.

Anche il gruppo FI ha preso la parola con un consigliere che ha accusato il titolare della Sanità di “insopportabile ipocrisia e di scollegamento con il mondo reale” in quanto “ripete come un mantra la necessità di ridurre i primariati. Ma allora di conseguenza la cosa dovrebbe valere anche per tutti gli altri ruoli apicali della Sanità. Siamo di fronte alla schizofrenia di una élite che si aumenta gli stipendi mentre, per esempio, in Consiglio regionale abbiamo discusso almeno quattro o cinque volte sulla diminuzione dei nostri emolumenti”. L’esponente di FI ha concluso rilevando che l’assessore “ha sempre parlato di conti e non di prestazioni mentre, tutti gli indicatori Istat e Ires, sono negativi con un 40% di cittadini che non si rivolgono più alla sanità pubblica”.

La maggioranza è intervenuta con il gruppo Scelta Civica che pur appoggiando l’operato dell’Esecutivo ha evidenziato “che non tutti i direttori hanno lavorato bene e che la sensazione in merito alla conflittualità tra personale sanitario e i vertici delle Asl non sia quella di un miglioramento”. In particolare, ha aggiunto, “vi sono criticità in diverse aeree come quella dell’elisoccorso del ‘118’ e la costosissima mobilità passiva dei pazienti verso la Lombardia”.

Per ultimo è intervenuto per il Pd il presidente della IV Commissione consiliare Sanità che ha affermato come sia “opportuno un ragionamento sui manger della sanità che tenga conto della situazione nazionale e di incentivi, anche più alti, legati agli obbiettivi di gestione”. “Bisognerebbe concentrarsi – ha spiegato – sulla efficienza della gestione, sulla appropriatezza delle prestazioni e sulla integrazione tra ospedale e territorio per creare un sistema inclusivo che riguardi l’intero welfare”.

Il dibattito è stato chiuso dall’intervento del presidente della Regione che ha esordito affermando di “condividere i rilievi fatti sulla presenza di criticità come l’eccessiva lunghezza delle liste di attesa la cui risoluzione deve essere obiettivo prioritario da assegnare ai direttori generali delle Asl, e sulla questione dell’adeguamento del personale non solo dal punto di vista quantitativo e differenziando opportunamente tra i vari tipi di assunzione per dei professionisti sottoposti ad attività particolarmente stressanti. Ma la risoluzione delle criticità che permangono passa attraverso l’uscita dal piano di rientro. Ormai siamo nella fase finale della trattativa per cui al c.d. ‘tavolo Massicci’ abbiamo mandato una proposta che è ancora ovviamente riservata. È importante ricordare che si tratta di ben un miliardo e mezzo di euro da restituire perché questi fondi non furono utilizzati bene nelle passate legislature. Questa è la questione per poter fare liberamente assunzioni e per intervenire anche sul problema degli extra Lea”. Infine, ha spiegato il capo dell’Esecutivo “pesa molto l’impossibilità, in certi casi, di riconfermare i manager dei quali sei soddisfatto per colpa del contratto Regione enti locali, oltre alla problematica di come poter differenziare le retribuzioni in base alle differenti responsabilità in un sistema complesso che conta oltre 55mila dipendenti per un budget di 8 miliardi.”

 

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