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Proteggere le foreste dai danni dell'ozono. Presentato a Torino il progetto

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La costa nizzarda e il Parco regionale del Mercantour in Francia e le valli Varaita e Stura di Demonte in provincia di Cuneo sono le aree individuate dal progetto per lo studio e la  salvaguardia delle foreste dai danni causati dall’ozono in atmosfera Mitimpact Alcotra, presentato oggi in conferenza stampa a Torino nel Palazzo della Regione Piemonte.

Il progetto europeo, cofinanziato dal Fesr per l’85% dei costi totali e coordinato dall’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente (Ipla SpA) della Regione Piemonte, coinvolge l’Arpa Piemonte, l’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Cnr sul lato italiano, il Gruppo Internazionale di Studio delle Foreste Subalpine e lo studio tecnico GeographR sul lato francese, raggruppando specialisti che operano su questi temi da oltre 20 anni. In totale si prevede uno stanziamento di circa 1 milione e 200 mila euro.

Il progetto, finanziato nell’ambito del programma Interreg Alcotra Italia-Francia e incentrato sulla previsione e valutazione dell’impatto del cambiamento climatico e dell’inquinamento fotochimico dell’aria sulla vegetazione transfrontaliera, prevede lo studio, la prevenzione e la mitigazione dei danni subiti, a causa dell’elevata concentrazione di ozono in atmosfera, dalle foreste della provincia di Cuneo e del Dipartimento delle Alpi marittime francesi.

Alla presentazione hanno preso parte, fra gli altri, l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia, l’amministratore unico di Ipla, Igor Boni, il responsabile del Servizio Cooperazione e progetti internazionali di Ipla, Francesco Tagliaferro, la responsabile tecnica per il Giefs – Group International d’Etudes des Forêts Subalpines –  Laurence Dalstein, il dirigente responsabile della struttura semplice “Qualità dell’aria” di Arpa Piemonte, Mauro Grosa, e la dirigente di ricerca dell’Istituto Protezione Sostenibile delle Piante del Cnr a Sesto Fiorentino, Elena Paoletti.

“L’ozono – ha spiegato Igor Boni – è considerato uno dei più temibili inquinanti, pericoloso sia per l’uomo che per i vegetali. La sua stabilità gli consente di migrare anche a distanza dalle aree dove viene prodotto, normalmente in conseguenza della combustione degli idrocarburi utilizzati come carburante per il traffico veicolare. Questa caratteristica rende perciò possibile la sua presenza in concentrazioni elevate anche nelle aree rurali più remote, sia in pianura che in montagna, per cui sono state emanate apposite direttive anche a livello internazionale che stabiliscono dei limiti soglia di concentrazioni di ozono in atmosfera, oltre cui si può verificare il danno alle foreste”.

La formazione dell’ozono è correlata anche all’insolazione, e nella regione mediterranea si raggiungono i livelli più elevati d’Europa. “I territori interessati dal programma Alcotra di cooperazione transfrontaliera Italia-Francia – ha aggiunto Francesco Tagliaferro –  sono fra quelli maggiormente a rischio. Il danno dipende largamente non solo dalla specie vegetale, ma anche dalle condizioni climatiche in cui vegeta, poiché l’ozono agisce penetrando dagli stomi delle foglie e intervenendo poi nei processi metabolici, alterandoli”.

Gli obiettivi di Mitimpact sono: prevedere e valutare economicamente l’impatto dei danni da ozono sulla vegetazione, sull’ecosistema e sui servizi ecosistemici, individuare pratiche e azioni mitiganti in base alla valutazione dei costi e dei benefici, e sensibilizzare sul tema enti, istituzioni e singoli cittadini. “Il progetto – ha detto Mauro Grosa –  prevede attente ricognizioni e verifiche in campo, focalizzate su alcune delle specie forestali più tipiche delle nostre Alpi, quali il pino silvestre, il pino cembro e il faggio. Nella zona costiera di confine saranno verificati i danni anche sul pino d’Aleppo”. Le attività si svolgeranno nell’arco di 3 anni, con termine previsto per la fine di maggio del 2020.

Saranno studiati ed elaborati i dati di emissione e di concentrazione degli inquinanti nell’ambito delle aree di studio, correlandoli con i danni effettivamente osservati in campo e le condizioni meteorologiche attuali e previste sino al 2085 secondo specifici scenari evolutivi, “un metodo che consentirà - ha specificato  Laurence Dalstein – di conoscere con miglior precisione i possibili danni futuri”.

Il progetto, ha poi aggiunto Elena Paoletti, “contribuisce ad aiutare a colmare un’attuale carenza normativa sulle soglie di protezione della vegetazione nei confronti del suo più importante inquinante attuale, l’ozono, fornendo parametri concreti di riferimento alle amministrazioni pubbliche”.

“Il cambiamento climatico – ha concluso l’assessore Alberto Valmaggia – ci pone davanti a sempre nuove sfide, che si possono fronteggiare solo attraverso un’analisi precisa dei dati e delle prospettive di scenario, in un ambito che non può restare ristretto nei confini nazionali. La salvaguarda delle foreste, i nostri polmoni verdi, passa attraverso l’impegno delle istituzioni a livello transfrontaliero, e in questo caso la cooperazione fra Italia e Francia sarà determinante per delineare nuove strategie di mitigazione degli impatti dell’inquinamento da ozono per il nostro ecosistema”.

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