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Cresce il numero dei frontalieri in Svizzera

L'Uffico di Statistica svizzero ha diffuso oggi i dati sul frontalierato. Cresce il numero dei pendolari del lavoro nella Confederazione. Primi i francesi, poi gli italiani

locarno bandiere

 

Cresce il numero dei lavoratori frontalieri in Svizzera. Lo dicono gli ultimi dati diffusi dall’ufficio di Statistica. Le tabelle infatti evidenziano segno + in tutti i Cantoni elvetici. Nel trimestre aprile- giugno 2017 nello stato Rossocrociato si contavano 322.028 frontalieri. Ovvero l’3,5% in più se riferito allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nel Canton Ticino i lavoratori “ pendolari” sono stati 65.490 in percentuale 1,3% in più se paragonato al trimestre aprile giugno 2017.; percentuale che sale sino a 5.3% se rapportato allo stesso periodo del 2016. Dati che non hanno raffronti con gli altri Cantoni dove i dati si attestano su percentuali decisamente più basse.

E’ il terziario il settore dove si registrano più collocamenti. Stabile in vece il comparto del settore secondario mentre il primario registra un crescita.

Ad una lettura attenta dei dati si evince che la Francia è il Paese con più frontalieri impiegati in Svizzera. Gli italiani si piazzano solo al secondo posto con 73.262 .

Sin qui sul fronte dei numeri. Partita che non si slega da un’altra questione quella dell’iter burocratico dell’accordo fiscale fra Italia e Svizzera e che riguarda da vicino proprio i lavoratori frontalieri.

Mentre la delegazione italiana non pare aver fretta nel firmare l’intesa con i vicini d’oltre alpe; la Svizzera preme. Si vocifera si voglia arrivare all’intesa prima del 31 ottobre, data in cui vi sarà la fine del mandato consigliere federale e direttore del Dipartimento degli affari esteri Burkhalter. La notizia sarebbe trapelata nei giorni scorsi, a margine di un incontro a Locarno, tra una delegazione del Consiglio di Stato e la segretaria di Strato del Dipartimento degli affari esteri, nonché coordinatrice dei negoziati fra la Confederazione elvetica e l’Unione Europea.

Nell’incontro locarnese, i ticinesi avrebbero puntato la partita su questioni come relazioni trasfrontaliere, rapporti con l’Italia e i negoziati con Bruxelles.

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