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L'Uopa 40 anni fa, storia di un'autonomia ancora cercata

Quelle vicende sono state ripercorse in un convegno oggi a Domodossola

 
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L’Uopa 40 anni fa. Un vento di autonomismo che oggi soffia ancora,  attraverso chi chiede autonomia per il Piemonte e chi invece guarda alla vicina Lombardia, per pagare meno tasse,  avere più considerazione e maggiori spazi di governo. ‘’Questo  perché a Torino non  è mai fregato nulla dell’Ossola’’ dice Mauro Polli, ex sottosegretario di Stato nel Governo Berlusconi e uno di quei ragazzi che negli Anni Settanta sposò l’idea di un’Ossola autonoma.
 
Storia rivissuta stamani all’hotel Corona di Domodossola, nelle stesse sale che videro nel 1978 le riunioni dell’Uopa, il movimento autonomista ossolano e della Val Cannobina. Sogni politicamente infrantisi ma ancor oggi vivi. Come reali sono le immagini proiettate di quell’esperienza con in prima fila i protagonisti, tra cui quell’Umberto Bossi che fondò poi la Lega Nord.
 
‘’Era con noi a Domodossola al primo convegno dell’Uopa e si prestò a fare da segretario della riunione – ricorda Mauro Polli  - . Ripartì per Gemonio solo perché quella sera alcuni esponenti dell’Uopa gli prestarono 5 mila lire per la benzina della sua Fiat 500’’. Pochi anni dopo Bossi avrebbe detto: ‘’Senza l’esperienza dell’Uopa non ci sarebbe stata la Lega Nord’’.
 
Storie di 40 anni fa, che si riflettono sull’oggi.  Autonomia, risorse da tenere sul territorio, meno burocrazia, più considerazione da Roma e Torino: un film già visto, attuale.  I filmati proiettati  lo ricordano. Tra questi le immagini di Alvaro Corradini, una delle menti del movimento. ‘’Uno dei patrioti ossolani che sapeva comunicare il seme dell’autonomia’’ dice Arturo Lincio, promotoredella prima ora, oggi sindaco di Trasquera.
 
Tra i relatori, altri fondatori come Pierangelo Bianconi e Giuseppe Coffano, nomi di quel periodo che resta storia. ‘’Il Pci e i suoi alleati ci definirono irresponsabili – dice Bianconi – , dopo 40 anni la storia è rimasta tale. Allora consegnammo le firme per l’autonomia a Roma, che non si degnò di risponderci, nemmeno per dire se erano valide’’.  
 
di Renato Balducci
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