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Chiude la Borgolon a Varallo Pombia

 Sciopero ad oltranza dei dipendenti Borgolon dopo che l'azienda ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Varallo Pombia

 

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Ha fermato gli impianti nello stabilimento di Varallo Pombia la Borgolon, azienda per la produzione dei filati sintetici.  Da lunedì 13 marzo i lavoratori hanno avviato  uno sciopero ad oltranza e presidieranno costantemente l’ingresso della fabbrica.  E’ l’avvio di una crisi che non è piaciuta ai sindacati: «Un fatto molto grave – ha commentato Laura Sandri della Cgil - che dimostra che l’azienda vuole arrivare il più rapidamente possibile alla chiusura senza prendere in considerazione il parere del sindacato e dei lavoratori. Di fronte a questa decisione abbiamo iniziato lo sciopero e i presidi dei lavoratori». Pietro Petrelli della Rsu, ha fatto un po’ la storia della fabbrica:<La Borgolon inizia come Torcitura in via Gozzano a Borgomanero, a metà dell’Ottocento si lavorava la seta, poi via via il cotone, quando si era arrivati ad oltre 200 dipendenti,  sino a fondare la Borgolon con i filati sintetici>. Ora la proprietà non è più della famiglia Briner, che aveva casa a Belgirate e poi a Lesa,  ma da un decennio è passata ad altri imprenditori, si vuole delocalizzare la produzione in Slovenia. «Per venerdì è stato convocato un nuovo incontro con l’azienda - aggiunge Sandri - ma se questa è la loro risposta e il loro comportamento ci chiediamo su quali basi si possa portare avanti la vertenza. Di una cosa siamo certi: che Aquafil, la nuova proprietà, non potrà chiudere lo stabilimento di Varallo Pombia senza presentare un programma preciso per aiutare i 47 lavoratori che perderanno il posto. Su questo noi non cambieremo posizione. E’ in gioco la dignità di tante famiglie: qui si va a creare un problema sociale estremamente complesso».  In azienda lavorano due disabili, molti dipendenti sono a reddito unico e uno di loro ha tre diversamente abili in famiglia.  Solamente due o tre dei 47 dipendenti sono in età vicina alla pensione, la maggior parte dovrà versare i contributi ancora dai 5 ai 10 anni. Per i titolari lo stabilimento di Varallo Pombia è troppo piccolo per fronteggiare la feroce concorrenza straniera, a causa soprattutto dei costi energetici, e per questo motivo ne è stata decisa la chiusura, almeno per quanto riguarda la produzione di fili tessili poliammidici. Potrebbero restare nel Novarese, ma con un’altra società, la lavorazione di fibre elastomeriche, che ha un valore sul mercato molto più elevato. Questo tipo di produzione potrà assorbire poco meno di una decina di lavoratori. La Sandri e i colleghi di Cisl, Riccardo Monzù, e Uil, Maria Luisa Mauceri, saranno ad oltranza davanti ai cancelli con striscioni e simboli sindacali a manifestare insieme ai lavoratori.  

 

 

Franco Filipetto

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